Il femminicidio di Giulia Cecchettin , che sta tenendo banco per la sua efferatezza, sul fronte della cronaca nera nazionale e non solo, invita a doverose riflessioni. Giulia sarebbe potuta essere nostra figlia, nostra nipote, una nostra amica, Giulia saremmo potute essere tutte noi ed è per questo che occorre riflettere.
Un fenomeno sempre più dilagante, una vera e propria emergenza, quella dei femminicidi. Basta osservare il lungo elenco di donne cui è stata tolta la vita per mano di chi, un tempo, le amava, per rendersi sempre più conto di come questa sia una piaga sociale fortissima. Ricordiamo tutti cosa è accaduto a Melania Rea? Lei era una giovane madre e moglie amorevole, eppure è stata fatta fuori per mano del marito.
Melania, così come Giulia e tutte le altre donne che vengono strappate alla dimensione terrena, non hanno colpe, eppure sono sotto terra. E’ questa l’amara, cruda, spietata realtà, quella che ci viene messa davanti agli occhi e che ci pone, doverosamente, davanti a dei grossi interrogativi sul perché tutto questo sia accaduto, sul perché il numero di decessi cresce e sul perché si consumino tra le mura domestiche, per mano dei cosiddetti insospettabili.
Se un amore finisce, c’è bisogno di uccidere? Se un uomo non è più innamorato, c’è bisogno che faccia fuori la compagna? Ecco che, mentre milioni di bacheche, dopo il caso di Giulia, si sono riempite di scarpette rosse, i dati, quelli reali, sono raccapriccianti.
Il 20% degli uomini è convinto che la colpevolezza appartenga proprio a…. scopriamolo insieme nella seconda pagina del nostro articolo, in quanto quello che è venuto fuori è davvero indicibile.