Disprassia nei bambini: cos’è, i sintomi e come si guarisce

La disprassia è un disturbo che si manifesta in età infantile. Questa consiste nella difficoltà a compiere alcune semplici azioni quotidiane che influenzano lo stile di vita, le relazioni sociali e scolastiche del bambino.

Disprassia nei bambini: cos’è, i sintomi e come si guarisce

La disprassia è un disturbo legato alla coordinazione motoria che si manifesta in età infantile (5-11 anni). In generale, il deficit causa difficoltà nello svolgere alcune azioni quotidiane comuni in serie o in sequenza. Oltre ad influire sull’equilibrio e sull’abilità motoria generale può interessare anche la motricità fine (labbra, bocca, dita).

Per questo motivo, l’International Classification of Disease (ICD – 10) la colloca tra i disturbi evolutivi della funzione motoria, mentre il Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders – IV (DSM – IV) la colloca tra i disturbi evolutivi legati alla coordinazione motoria.

Il bambino apparirà impacciato, goffo e maldestro rispetto ad un altro bambino. La difficoltà di automazione nel compiere gesti semplici influenza la vita del bambino anche nelle attività scolastiche. Potrà, infatti, anche manifestare difficoltà nel parlare e nella letto-scrittura a scuola.

Ne sono colpiti maggiormente i bambini maschi con un’età compresa tra i 5 e gli 11 anni.

Chi soffre di disprassia può avere delle difficoltà nell'apprendimento
I bambini con disprassia possono avere difficoltà a scuola

Cos’è la disprassia

La disprassia è un disturbo, non una malattia, che si manifesta in età infantile. Questa consiste nella difficoltà a compiere alcune semplici azioni quotidiane. I bambini disprassici hanno capacità cognitive nella norma, ma presentano difficoltà di automazione (atti volontari, coordinati sequenzialmente fra loro).

A scuola, questa difficoltà nel fare può essere associata a problemi nella scrittura (disgrafia), nel linguaggio, nel disegno e nel calcolo. Di conseguenza, l’insegnante potrà osservare la necessità di tempi più lunghi per l’apprendimento, segnali di frustrazione, disturbi del comportamento e della condotta.

Il linguaggio può essere alterato
I disprassici possono avere difficoltà di linguaggio

Cause

Ad oggi, le cause della disprassia non sono ancora note ed accertate. La ricerca medica ha rivelato, tuttavia, l’origine del deficit può dipendere dalla mancata trasmissione di giuste informazioni tra neuroni e muscoli. Per questo motivo, il movimento o l’azione non risulta coordinato.

Altri studi ritengono che sul defici influiscano fattori ereditari, genetici e neurologici. Altre teorie ritengono che ci sia un legame con la gravidanza e con il parto.

La classificazione

La disprassia è stata classificata come disturbo evolutivo della coordinazione motoria (DCD). Questa può manifestarsi in varie forme e livelli. Può presentarsi da sola (disprassia primaria) o essere associata ad altre condizioni o ad alcune patologie. Tra queste, ricordiamo l’autismo, la Sindrome di Williams e la Sindrome di Down. In questo caso si parla di disprassia secondaria. Il disturbo può essere acquisito, ovvero conseguenza di un danno celebrale, o essere connesso ad un ritardo dello sviluppo neurologico del bambino.

Un’altra classificazione riguarda la difficoltà nel compiere l’azione. Per questo motivo viene fatta una distinzione tra il disturbo verbale, motorio e oculare. A sua volta, sulla base di questa distinzione è stata creata una sotto-classificazione più specifica. Si tratta di disprassia melocinetica e deambulatoria (motoria), costruttiva (spazio-dimensione), ideativa (pensiero-azione), espressiva (mimica-emozione), dell’abbigliamento (organizzazione nel vestirsi).

Fare logopedia può aiutare questi bambini
I bambini che soffrono di disprassia possono essere aiutati da una logopedista

Sintomi principali della disprassia

I bambini disprassici hanno difficoltà nel vestirsi, allacciarsi le scarpe, preparare lo zaino, usare le posate e mangiare. Possono sbattere contro le porte, inciampare, fanno cadere gli oggetti o hanno difficoltà nell’afferrarli. I disprassici hanno difficoltà nel parlare o nel giocare e, come conseguenza, possono avere difficoltà di integrazione, nel sociale e a scuola.

Possono apparire irritabili, pigri e distratti durante le attività e mostrare problemi a livello dello sguardo e del movimento oculare.

I sintomi principali della disprassia sono la perdita di coordinazione dei movimenti e di equilibrio, disorientamento spazio-temporale e ipomimia. Possono essere presenti anche alterazioni e disturbi del sonno, continuo bisogno di stare in movimento e problemi di postura.

In ambito scolastico, si notano difficoltà di apprendimento, di concentrazione, di attenzione e di linguaggio. Può dunque accadere che sia diagnosticata discalculia, disgrafia e disortografia. Queste difficoltà, però, a meno che non siano diagnosticate sindromi specifiche, non devono essere considerate come disturbi cognitivi. La loro origine, infatti, è connessa ai disturbi di coordinazione motoria (occhi-mano).

Scrivere può essere difficoltoso
Le difficoltà del deficit influiscono anche sulla letto-scrittura

Il trattamento della disprassia

Ad accorgersi del disturbo del bambino sono i genitori, gli insegnanti e il pediatra. La diagnosi viene confermata attraverso un esame obiettivo del bambino e nella somministrazione di test specifici.

Non essendo una malattia non si può parlare di cura. Il trattamento specialistico non elimina il deficit ma permette di eliminare o ridurre le difficoltà.

Il trattamento della disprassia prevede degli incontri con figure professionali specifiche. Importante sarà programmare incontri con un psicologi, neuromotricisti, logopedisti. Il trattamento terapeutico, attuato mediante il gioco, serve a potenziare, sviluppare e recuperare il linguaggio verbale e la motricità. È importante, al fine di ottenere un miglioramento, agire tempestivamente.

È altrettanto importante che s’instauri un canale di comunicazione e collaborazione tra medici, famiglia e scuola.

In ambito scolastico, sarà utile attuare delle misure dispensative finalizzate al trattamento del deficit.

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