Linfodrenaggio: cos’è, a cosa serve e controindicazioni

Il linfodrenaggio è una tecnica molto popolare della medicina estetica: vediamo insieme di cosa si tratta, i benefici ed in quali casi non è consigliata

Linfodrenaggio: cos’è, a cosa serve e controindicazioni

Finalizzato a favorire il drenaggio (scorrimento) dei liquidi che tendono ad accumularsi in determinate zone del corpo, il linfodrenaggio consiste in una tecnica di massaggio esercitata dove la circolazione linfatica non è perfettamente funzionante.

Il vocabolo linfodrenaggio indica appunto una metodica drenante (drenaggio) a livello del circolo linfatico (linfo), allo scopo di potenziare il deflusso dei liquidi organici.

Le principali finalità di questa pratica sono:

  • migliorare il riassorbimento degli edemi;
  • stimolare il sistema neuro-vegetativo;
  • favorire la cicatrizzazione di ferite e ulcere (soprattutto nei diabetici).

Ampiamente sfruttato anche nel settore della medicina estetica, questa tecnica trova largo impiego per minimizzare gli inestetismi della cellulite. Spesso viene anche consigliato come pratica post-operatoria dopo interventi di liposuzione e liposcultura.

E' ideale dopo interventi di liposcultura o liposuzione
E’ ideale dopo interventi di liposcultura o liposuzione

Tecniche e benefici

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta di un semplice massaggio ma presuppone una perfetta conoscenza dell’anatomia dell’apparato circolatorio e l’acquisizione di una tecnica molto perfezionata. Infatti, l’operatore deve poter agire esattamente nelle parti del sistema linfatico dove si sia verificato un ristagno di liquido, procedendo con adeguate manipolazioni circolatorie.

La sua bravura si basa sull’applicazione di un leggero movimento pressorio a livello dell’apparato cutaneo, facendo attenzione che i movimenti mantengano sempre una direzione tangenziale. Una corretta esecuzione deve seguire il percorso della linfa, iniziando dal collo (sede delle principali stazioni linfonodali) e proseguendo verso le altre parti del corpo.

Il linfodrenaggio Vodder

Si basa su quattro tipi di movimento, che sono:

  • circolari, effettuati su viso e collo con estrema delicatezza;
  • rotatori, realizzati tramite una frizione circolare più decisa;
  • a pompaggio, finalizzati a stimolare la circolazione linfatica;
  • a frizione erogatrice, consistenti in rotazioni concentriche sui tessuti.

Il linfodrenaggio manuale si propone di favorire il flusso della linfa in maniera estremamente delicata, contribuendo a decongestionare, purificare e disintossicare l’organismo, riducendo edemi spesso accompagnati da dolore. Mediante un drenaggio di questo tipo, i tessuti non si liberano soltanto di liquido, ma anche di tossine, di scorie metaboliche di rifiuto e di microrganismi patogeni, come batteri, virus e parassiti. È una tecnica rilassante e piacevole che contribuisce a migliorare l’aspetto estetico e il benessere dell’organismo.

Sono notevoli i benefici di questo massaggio drenante
Sono notevoli i benefici di questo massaggio drenante

I principali benefici del linfodrenaggio sono i seguenti:

  • drenare i liquidi in eccesso;
  • migliorare la circolazione linfatica e sanguigna;
  • rilassare le fibre muscolari;
  • introdurre immunoglobuline nel sangue;
  • potenziare il sistema immunitario;
  • rigenerare cellule e tessuti;
  • stimolare il microcircolo;
  • cicatrizzare ulcerazioni.

Linfodrenaggio in gravidanza

Durante la gravidanza il corpo di una donna subisce notevoli variazioni non soltanto estetiche, ma anche funzionali; in particolare nel secondo e nel terzo trimestre, la gestante va facilmente incontro alla formazione di edemi causati dal ristagno di liquidi nel corpo.

Questa tecnica può risultare molto utile per eliminare le formazioni edematose, ma non deve mai essere eseguita nei primi tre mesi. Dal quarto mese, invece, diventa una pratica consigliatissima alla gestante proprio per migliorare la sua circolazione e contrastare l’accumulo di liquidi.

Le metodiche lente e superficiali che caratterizzano il linfodrenaggio garantiscono un trattamento non invasivo e quindi assolutamente innocuo per madre e feto. Prima di eseguire qualsiasi trattamento, la gestante deve sottoporsi a una serie di manovre di pompaggio finalizzate a liberare l’importante stazione linonodale collocata nella fossetta sopraclavicolare (“Terminus”). Arrivando a livello dell’addome, l’operatore deve compiere manovre assolutamente delicate e superficiali, per non interferire con il metabolismo del nascituro.

Con le giuste precauzione è possibile sottoporsi a questa pratica anche in gravidanza.
Con le giuste precauzione è possibile sottoporsi a questa pratica anche in gravidanza.

Controindicazioni

Trattandosi di una pratica terapica, questa tecnica è controindicata in caso di:

  • presenza di forme infiammatorie acute;
  • carcinomi;
  • patologie cardiache complicate da edemi;
  • alterazioni della pressione arteriosa (ipertensione o ipotensione);
  • asma bronchiale;
  • trombosi venosa profonda;
  • scompenso cardiaco;
  • patologie alla tiroide;
  • ciclo mestruale doloroso (dismenorrea);
  • primo trimestre di gravidanza;
  • convalescenze da malattie importanti.

In generale, chi si sottopone a trattamenti di questo genere, deve essere in buono stato di salute, non presentare disturbi cutanei né circolatori, non avere ferite di alcun tipo.

Quanto costa il linfodrenaggio

La premessa fondamentale da valutare prima di sottoporsi a un ciclo di sedute linfodrenanti è quella di affidarsi a professionisti esperti e competenti per non correre il rischio di incorrere in personale non adeguatamente preparato. Uno specialista qualificato deve conoscere perfettamente l’anatomia del corpo e in particolare il percorso del sistema linfatico.

Ogni seduta ha una durata compresa tra 30 e 60 minuti, con un costo che varia da 40 a 60 euro circa, a discrezione dell’operatore.

Un ciclo normale di solito consiste in 6 sedute divise in due fasi: la prima prevede 2 sedute alla settimana e la seconda si basa su un’unica seduta di mantenimento alla settimana. Sono le condizioni fisiche del paziente a determinare il tipo di approccio da seguire e il numero di applicazioni da effettuare per raggiungere l’obiettivo.

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