Gigi Riva, Rombo di Tuono, come è stato simpaticamente ribattezzato, se n’è andato. Non ci sembra ancora vero perché non abbiamo avuto il tempo di metabolizzare il suo decesso ma il clamore della tremenda notizia ha raggiunto ogni angolo del globo, perché non esiste posto della terra in cui il suo nome non sia noto, per le eroiche gesta sul campo e per la grande empatia che lo ha sempre contraddistinto.
Il mondo del calcio italiano, milioni di tifosi, piccoli, adulti, anziani, i calciatori, la città di Cagliari, sono paralizzati, come se tutto si sia fermato in segno di rispetto per i familiari della leggenda scomparsa. Gigi, che da ragazzo veniva chiamato “forchettina” per via del suo viso magrissimo, seppur così fermamente delineato, era stato ricoverato per un infarto domenica 21gennaio.
Si è spento il 22 gennaio nell’ospedale Arnas Brotzu di Cagliari. Rombo di Tuono, mitico attaccante con la maglia numero 11 e bandiera del Cagliari e della Nazionale, aveva 79 anni. Gli era sta proposta un’angioplastica ma con molta pacatezza e spontaneità, pur essendo stato informato del rischio di perire, ha preferito pensarci, parlarne prima con i suoi cari.
Purtroppo proprio il tempo gli ha remato contro perché alle 17,10 è arrivato l’arresto cardiaco e alle 19,30 si è spento. Da allora in poi, la notizia ha fatto il giro del mondo. Dopo le code interminabili per visitare la camera ardente, allo stadio di Cagliari Unipol Domus, c’è da fare i conti con il momento più straziante.
Durante i funerali di Gigi Riva, l’emozione è forte, incontenibile. Vediamo insieme il perché nella seconda pagina del nostro articolo, alla luce degli ultimissimi aggiornamenti pervenuti a mezzo stampa, proprio in questi minuti così struggenti, in cui il calcio è paralizzato, come se si trovasse in una sorta di bolla senza tempo e spazio.