Negli ultimi mesi, le principali infrastrutture energetiche russe sono state colpite da duri attacchi. Basta pensare che, solo all’inizio di agosto, incendi enormi hanno danneggiato dieci importantissime raffinerie russe, generando gravi ripercussioni sulla produzione di carburanti.
Le difficoltà di approvvigionamento, in Crimea e in Siberia, hanno provocato delle code lunghissime alle stazioni di servizio e un aumento dei prezzi fino al 50%.
I droni ucraini impiegati negli attacchi sono molto tecnologici e precisi, in grado di colpire i bersagli a oltre 1.000 chilometri di distanza e riparare le infrastrutture energetiche danneggiate non è semplice, ragion per cui alcune città chiave come Ryazan, Novokuibyshevsk e Saratov che subiscono gravi rallentamenti produttivi. Le autorità, peraltro, stanno valutando la possibilità di sospendere le forniture anche verso Paesi tradizionalmente alleati, con possibili ricadute diplomatiche.
Oltre alle raffinerie, è stato duramente danneggiato anche l’impianto di liquefazione di Ust-Luga, uno dei più importanti della regione baltica, mentre in Crimea sono sempre più numerosi gli incendi ai depositi di carburante . L e autorità russe hanno tentato di ostacolare i droni, spegnendo le antenne cellulari nelle zone industriali, ma la tecnologia turca, grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, sta resistendo .
Il rischio è quello che la situazione possa ancora peggiorare in modo irreversibile, mentre la pressione internazionale aumenta, con gli Stati Uniti che vorrebbero imporre dazi aggiuntivi sull’India, costringendo il Paese a ridurre le importazioni di petrolio russo. Ovviamente le ripercussioni economiche su scala globale sono altissime, ragion per cui ora più che mai basterebbe un nonnulla per scatenare l’inferno.