Tentata estorsione a Raoul Bova: ecco chi c’è dietro (2 / 2)

Nuove ombre si addensano sulla figura dell’attore Raoul Bova, finito involontariamente al centro di un’indagine della Procura di Roma per tentata estorsione. Tutto ruota attorno a una serie di messaggi dal tono ricattatorio ricevuti da un numero con prefisso spagnolo, nei quali si minacciava la diffusione di presunti contenuti compromettenti relativi a un rapporto personale con la modella Martina Ceretti, 23 anni, aspirante attrice.

Secondo quanto emerso, i messaggi lasciavano poco spazio all’interpretazione: si parlava esplicitamente di “contenuti tra te e Martina” che avrebbero potuto danneggiare gravemente l’immagine pubblica dell’attore. “Altro che don Matteo…”, si leggeva in uno dei testi, accompagnato da una richiesta più o meno velata di “un regalo” per evitare che tutto venisse pubblicato.

A firmare i messaggi, secondo gli inquirenti, potrebbe essere stato Federico Monzino, 29enne pr milanese vicino ai salotti vip, che avrebbe usato un’utenza non intestata per inviare circa una decina di messaggi minacciosi. Il caso ha assunto una risonanza ancor più ampia con la pubblicazione di una puntata di “Falsissimo”, format online gestito da Fabrizio Corona, in cui sono state mostrate le presunte chat e alcuni audio scambiati tra Bova e Ceretti.

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A seguito della denuncia sporta dall’attore – assistito dall’avvocato David Leggi – la polizia postale ha effettuato perquisizioni a casa di Ceretti, Monzino e dello stesso Corona. Il reato ipotizzato è tentata estorsione aggravata, mirata a ottenere denaro in cambio del silenzio.

Bova ha dichiarato di non essere disposto a cedere al ricatto e ha ribadito di non essere più sentimentalmente legato a Rocío Muñoz Morales, la quale, secondo fonti vicine, sarebbe però rimasta all’oscuro di tutto e avrebbe appreso della presunta infedeltà dalla trasmissione di Corona.