“Sto morendo”. Tv sotto choc per l’amatissima Vip: restano pochi mesi di vita (2 / 2)

Lei non ha certo bisogno di presentazioni ma,  per i pochi che non la conoscessero, Michela Murgia, 50 anni, è una scrittrice, blogger, drammaturga, critica letteraria e opinionista televisiva italiana, autrice del romanzo Accabadora vincitore dei premi Campiello, Dessì e SuperMondello. Nata a Cabras, nel 2006 ha pubblicato Il mondo deve sapere (Super ET 2017), che ha ispirato il film di Paolo Virzí Tutta la vita davanti. Capiamo bene quanto sia amata dai lettori che sono rimasti raggelati da un’intervista rilasciata dalla stessa al  Corriere della Sera, in cui, a  Aldo Cazzullo,  ha rivleato di avere un tumore al quarto stadio, con metastasi “già nei polmoni, nelle ossa, al cervello”. Che ora un’operazione “non avrebbe senso”, che ha ormai “mesi di vita”.

La scrittrice, in questa toccante intervista, ha dichiarato di aver deciso di sposarsi “perché lo Stato chiede un ruolo” e che “mio marito saprà cosa fare”. Intanto, mentre si sta sottoponendo a una “immunoterapia a base di biofarmaci” per rallentare la malattia, Murgia ha comprato una nuova casa “con dieci letti dove la mia famiglia può vivere insieme”.

La sua  lotta contro il cancro parte da lontano. Era il 2014. A quei tempi  era candidata alla presidenza della Regione Sardegna e le venne diagnosticato un cancro al polmone. Decide di non parlarne apertamente perché “non voleva pietà”. Questa volta il cancro è partito dal rene, ma a causa del Covid, ha  trascurato i controlli”. “Non si torna indietro ma non ho paura della morte”, ha dichiarato. 

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In tutto questo calvario, la scrittrice ha pubblicato il suo ultimo libro, “Tre ciotole”,  che si apre proprio con la diagnosi di un male incurabile, dunque autobiografico. La Murgia ha  un carcinoma renale al quarto stadio e, intervistata da Aldo Cazzullo, perfettamente consapevole,  ha  dichiarato:  “Dal quarto stadio non si torna indietro”.

Le cure? Nel corso dell’intervista ha detto: “Mi sto curando con un’immunoterapia a base di biofarmaci. Non attacca la malattia; stimola la risposta del sistema immunitario. L’obiettivo non è sradicare il male, è tardi, ma guadagnare tempo. Mesi, forse molti”. Poi la domanda più forte, riguardante la morte intesa o meno come ingiustizia. Per la Murgia non è un’ingiustizia, difatti dice: “No. Ho cinquant’anni, ma ho vissuto dieci vite. Ho fatto cose che la stragrande maggioranza delle persone non fa in una vita intera. Cose che non sapevo neppure di desiderare. Ho ricordi preziosi”.