Mario Di Ferro, chef peraltro molto famoso, è finito agli arresti domiciliari. A lui e ad altri indagati si contestano una trentina di cessioni di sostanze stupefacenti. Il gip Antonella Consiglio, su richiesta della Procura di Palermo, ha emesso la misura cautelare nei confronti di sei persone.
Per l’esattezza, Gioacchino e Salvatore Salamone sono finiti in penitenziario, Mario Di Ferro ai domiciliari, mentre è stato disposto l’obbligo di firma per tre dipendenti del ristorante Villa Zito: Gaetano Di Vara, Giuseppe Menga e Pietro Accetta. Di Ferro, gestore del ristorante Villa Zito, era già stato bloccato, nei mesi precedenti, mentre consegnava cocaina ad un burocrate dell’Assemblea regionale siciliana. sotto la propria abitazione in via Petrarca, a Palermo.
Di Ferro spiegò agli agenti della Sezione investigativa del servizio centrale operativo (Sisco) e della Mobile “di aver fatto un favore ad un conoscente”, ossia di aver fatto solo da tramite. Peccato che alla luce delle nuove indagini si è scoperto molto di più, rendendo lo scenario davvero raccapricciante. Se i Salamone sarebbero i fornitori, è altrettanto certo che il ristorante di via Libertà sarebbe stato un crocevia della droga.
La posizione dello chef si complica notevolmente, dal momento che i poliziotti, nel seguire tutti gli spostamenti degli indagati, si sono inevitabilmente imbattuti anche in alcuni dei loro clienti; uno dei quali si sposta a bordo di un’auto blu, con lampeggiante acceso.
Questo nome è il nome di una persona molto famosa in ambito politico. Di chi tratta? Ecco qui che spunta il nome di Gianfranco Miccichè, il deputato regionale di Forza Italia ed ex presidente dell’Ars che comunque non è indagato (questo va precisato). La voce di Di Ferro è stata captata dalle microscospie della squadra mobile e, di riflesso sono scattati gli accertamenti. L’inchiesta è culminata nel blitz di stamattina. Ennesimo scacco matto alla criminalità.