Sara Campanella, l’hanno trovato nel pc di Argentino (2 / 2)

Aveva studiato come colpire, dove farlo e con quale strumento. Aveva anche lasciato tracce scritte della sua intenzione. Per questo la Procura di Messina ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per Stefano Argentino, il 27enne accusato del delitto della studentessa Sara Campanella, avvenuto lo scorso 31 marzo.

A inchiodarlo, secondo gli inquirenti, sarebbero numerosi elementi che confermano la premeditazione del gesto: su internet cercava dettagli anatomici per colpire in punti vitali, sul cellulare custodiva l’immagine della struttura della gola, e sul suo PC aveva una foto della ragazza completamente scarabocchiata, accompagnata dalla frase: “Ti ucciderò”.

La Procura, guidata da Antonio D’Amato con i sostituti Marco Colamonici e Alice Parialò, ha contestato ad Argentino le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei motivi abietti e futili. Il processo si aprirà il 10 settembre davanti alla Corte d’Assise. La famiglia Campanella, che inizialmente aveva nominato l’avvocata Giulia Bongiorno, sarà assistita invece da Cetty La Torre, dopo la rinuncia della penalista.

Lui muore e l’amico di sempre gli svaligia casa Lui muore e l’amico di sempre gli svaligia casa

Tra gli elementi chiave c’è anche il coltello acquistato online da Argentino pochi giorni prima del delitto. Il pacco, rintracciato dai carabinieri coordinati dal colonnello Lucio Arcidiacono, è stato trovato nell’abitazione dell’indagato a Messina, anche se l’arma non è mai stata recuperata. L’accaduto è stato registrato dal telefono di Sara, che aveva avviato l’audio mentre tentava di fuggire. Poco prima aveva mandato un messaggio vocale alle amiche: “Dove siete? Mi segue”. Nella registrazione si sentono le grida della ragazza.

L’esame autoptico, firmato dalla dottoressa Elvira Spagnolo, ha ricostruito quanto accaduto alla povera ragazza: colpi al capo, al braccio, due ferite al dorso, fino al fendente alla giugulare. Argentino aveva anche scritto un messaggio inquietante a sé stesso su WhatsApp: “Sognarmi a essere il tuo peggiore incubo”. La difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Cultrera, sostiene che il giovane fosse in uno stato mentale alterato, forse legato a un farmaco assunto. Ma il gip Eugenio Fiorentino ha finora respinto la richiesta di perizia psichiatrica. La Procura, nel frattempo, va dritta verso il processo.