Saman Abbas, l’annuncio della sentenza è appena arrivato (2 / 2)

Saman venne colpita nella notte tra il il 30 aprile e il primo maggio 2021 a Novellara e che proprio nelle scorse se fosse ancora in vita avrebbe compiuto 21 anni.

Saman era giovanissima e aveva ancora tutta la vita davanti. Le indagini sono arrivate ai famigliari dopo aver scandagliato attentamente tutte le ipotesi possibili, ma sin dai primi momenti non si sono avuti dubbi che a togliere la vita alla giovane fosse stato qualcuno a lei vicino.

Per delitto e soppressione di corpo erano imputati davanti alla Corte di assise di Reggio Emilia i cinque famigliari di Saman, ovvero, lo ricordiamo, il padre Shabbar Abbas, lo zio Danish Hasnain, i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, tutti detenuti e presenti e la madre Nazia Shaheen, latitante in Pakistan.

La giovane si faceva chiamare “italian girl” e aveva una storia con un ragazzo italiano: voleva vivere normalmente Saman, liberandosi dagli obblighi a cui era costretta a sottostare in famiglia.

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Secondo i magistrati la foto di lei che bacia il suo ragazzo per le vie di Bologna è stata la scintilla che poi ha portato la famiglia a toglierle la vita, famiglia che non accettava che Saman fosse così indipendente. A inizio settembre il padre Shabbar era stato estradato dal Pakistan mentre gli altri parenti sono stati trovati tra Francia e Spagna.

Nelle scorse ore per tutti loro è arrivata la sentenza, che recita in modo chiaro: nei confronti dei famigliari ci sono gravi indizi di colpevolezza e quindi i genitori sono stati condannati all’ergastolo, mentre 14 anni sono stati inflitti allo zio e sono stati assolti i cugini. “Mai nella vita mia ho pensato di togliere la vita a mia figlia. Neanche gli animali fanno queste cose. Signori giudici non ho mai pensato queste cose” – così ha detto in lacrime il papà di Saman dinanzi ai magistrati in udienza.