In Italia, il diritto alla pensione non è riservato esclusivamente all’età o agli anni di contributi versati: esistono infatti situazioni particolari in cui la presenza di patologie gravi e invalidanti può aprire la strada a forme di tutela economica specifiche.
Per molte persone colpite da patologie croniche che compromettono in modo significativo la capacità lavorativa, lo Stato prevede la possibilità di accedere a pensioni o assegni di invalidità, riconosciuti come un supporto fondamentale per garantire dignità e sostegno economico.
Questi strumenti sono pensati per offrire un aiuto concreto a chi, a causa di condizioni di salute irreversibili, non può più svolgere la propria attività lavorativa o la può fare solo in misura ridotta. La normativa italiana, attraverso l’intervento dell’INPS, stabilisce criteri precisi e parametri medico-legali che definiscono quali malattie e in quali condizioni danno diritto a queste prestazioni.
L’obiettivo è quello di assicurare un sostegno economico adeguato a chi vive situazioni di disabilità grave, riconoscendo l’impossibilità o la difficoltà persistente nel continuare a lavorare. Il riconoscimento della pensione per patologie invalidanti non è automatico: è necessario seguire un iter di valutazione.
Questo processo consente di distinguere tra casi in cui la patologia può causare una totale incapacità lavorativa, e altri in cui la riduzione della capacità è parziale ma comunque significativa. Conoscere quali sono i diritti previsti dalla legge e quali sono le patologie riconosciute è un passo essenziale. Sapete quali sono le patologie croniche per le quali si può chiedere una pensione? Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva.