Dalle pagine de Il Messaggero apprendiamo che Gabriele Bianchi, pur essendo dietro le sbarre, nel penitenziario di Rebibbia, uno dei più noti d’Italia, non ha mai modificato le sue abitudini, facendo la bella vita dietro le sbarre, allo stesso modo in cui la faceva da uomo libero, grazie al reddito di cittadinanza e allo spaccio.
Dall’articolo apprendiamo che si veste con abiti firmati Louis Vuitton, Fendi e Gucci, mostra i muscoli, e che ne avrebbe combinato una davvero grossa, commettendo bullismo ai danni di un detenuto 73enne. i fatti, a detta del prestigioso e autorevole quotidiano nazionale, sarebbero successi durante l’ora d’aria, senza che gli agenti penitenziari se ne accorgessero, in quanto lontano dai loro occhi.
Gabriele Bianchi, parlando con gli altri detenuti, avrebbe tuonato: “Qua sono io il re, voi siete schiavi“. In particolare, nonostante gli altri carcerati abbiano cercato di proteggere il 73enne preso di mira da Gabriele, Bianchi avrebbe perseverato, sino a quando l’uomo è stato trasferito. Il Messaggero aggiunge che i due fratelli Bianchi, ossia Gabriele e Marco, quando hanno messo piede in cella, hanno chiesto: “Ma davvero ora dobbiamo bere l’acqua del rubinetto?”.
Che i due, sin dal loro arresto, non abbiano mostrato segni di particolare adattamento alle regole penitenziarie è cosa nota, e lo si evince dalla domanda che posero a chi li stava preparando alla detenzione.
Nel frattempo, la Corte di Cassazione ha bocciato la sentenza d’appello, per cui il processo si rifarà per decidere sulle attenuanti che hanno evitato ai due fratelli Bianchi l’ergastolo. Per due persone è scattato il rinvio a giudizio per falsa testimonianza Ad oggi, sono troppi i dubbi che attanagliano gli inquirenti, sebbene siano trascorsi anni da quel maledetto fatto di cronaca che ha comportato il decesso, a seguito del pestaggio, del 21enne capoverdiano.