Pensioni, arriva la quota 41 sul tavolo: come funziona (2 / 2)

La premier Giorgia Meloni, vorrebbe andarci cauta, non citando mai come Quota 41, il pensionamento con 41 anni di contributi versati, che è un tema molto sentito dalla Lega, limitandosi a dire che il tema delle pensioni va affrontato in maniera più organica di quanto fatto finora, “anche con le parti sociali se hanno voglia di fare questo lavoro”.

Ovviamente esistono degli specifici requisiti per poter usufruire della pensione con quota 41,in quanto  i lavoratori devono essere iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, devono aver maturato 12 mesi di contribuzione effettiva prima del compimento dei 19 anni di età, devono aver iniziato a versare contributi prima del 31 dicembre 1995, devono raggiungere i 41 anni di contribuzione entro il 31 dicembre 2026. Oltre a tutte queste condizioni obbligatorie, il lavoratore deve avere uno dei seguenti requisiti: trovarsi in stato di disoccupazione, avere svolto “attività usuranti” o avere svolto attività “gravose” per almeno sette anni negli ultimi 10, fare da caregiver, da almeno 6 mesi all’atto di presentazione della domanda, per un coniuge o un parente di primo grado disabile convivente, o di secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con disabilità abbiano più di 70 anni, aver riconosciuta, dalla commissione medica competente, un’invalidità civile superiore o uguale al 74%.

La domanda può essere inoltrata attraverso la sezione dedicata de sito Inps a accedendo tramite, SPID, Carta di identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, tramite il contact center dell’istituto previdenziale, tramite i patronati o i caf.

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Se la Meloni non si sbilancia sulla quota 41, il segretario della Cisl Luigi Sbarra ha dichiarato: “siamo pronti a incontrare il governo immediatamente per mettere sul tavolo le nostre proposte”. Meloni  ha preferito parlare di un tema a lei molto caro, le pensioni dei giovani, dicendo che se riforma ci sarà, dovrà guardare prioritariamente ai giovani. La prima novità della manovra è che potranno andare in pensione a 67 anni, come gli altri, se avranno maturato una pensione di almeno 580 euro, pari all’assegno minimo. Se avranno maturato questa cifra con i propri contributi non rischieranno di dover lavorare fino a 70 anni o più. La seconda novità della manovra riguarda la pensione piena a 67 anni, mentre la pensione ridotta se si lascia prima.

In sintesi, la riforma prevede l’assegno pieno a chi lascia il lavoro una volta maturati i requisiti di età, una pensione più bassa per chi decide di anticipare l’uscita. In questo scenario potrebbe venire alla luce una Quota 41 con un assegno ricalcolato interamente con il metodo contributivo. Un’uscita anticipata ma a fronte di una pensione stabilmente più bassa. In ogni caso, la premier parla di un sistema sostenibile, equilibrato e , soprattutto, uguale per tutti, dunque per chi è giovane e per chi è invece ad un passo dalla pensione. E voi, cosa ne pensate?