Patologie croniche, cambia tutto da febbraio: le ricette non saranno più… (2 / 2)

La risposta a questo imminente cambiamento risiede nella fine dell’uniformità: a partire dal 1° febbraio 2026, le ricette per visite specialistiche ed esami diagnostici subiranno un totale stravolgimento.

Esse non avranno più tutte la stessa durata. Il cuore della riforma stabilisce che la validità di queste prescrizioni sarà strettamente legata al codice di priorità indicato dal medico, creando un sistema a scaglioni temporali molto rigido.Nello specifico, per le prestazioni urgenti contrassegnate dalla lettera U, la finestra per prenotare resta strettissima, mentre per quelle con priorità Breve (B) la ricetta scadrà dopo soli 10 giorni.

Se il medico indica la priorità Differibile (D), il paziente avrà 30 giorni di tempo, che salgono a 120 giorni per le prestazioni Programmabili (P). Superati questi termini, il documento digitale diventerà nullo, obbligando il cittadino a tornare dal proprio medico per una nuova emissione.Questa stretta non riguarda però i farmaci, per i quali le regole attuali rimangono invariate, ma si concentra esclusivamente sul comparto della specialistica e della diagnostica.

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L’obiettivo dichiarato dalle autorità è quello di ottimizzare le liste d’attesa, impedendo che vecchie ricette mai utilizzate continuino a pesare virtualmente sul sistema, bloccando posti che potrebbero servire ad altri.Per i medici di base, il carico di lavoro potrebbe subire un’impennata dovuta alla necessità di rimettere prescrizioni scadute, mentre i cittadini sono chiamati a una gestione più responsabile dei propri percorsi di cura.

È essenziale controllare sempre il quadratino della priorità sulla ricetta per evitare di trovarsi nell’impossibilità di accedere all’esame necessario. La nuova era della sanità digitale italiana punta tutto sulla tempestività, punendo l’attesa ingiustificata con la decadenza del titolo.