
Sono bastati pochi istanti a radere tutto al suolo e le prime immagini, ancora prima delle parole, descrivono la gravità dei fatti che hanno scosso questo lunedì…. immagini dai quali traspare tutto ciò che una deflagrazione è stata capace di provocare.
L’ordigno che ha sventrato un istituto scolasticodi Khomeyn, nella provincia centrale di Markazi,in Iran, rappresenta l’ultimo, tremendo capitolo della diretta del 16 marzo 2026. Secondo quanto riportato dai media locali di Teheran, l’azione è stata attribuita alle forze congiunte di Usa e Israele. Il bilancio è ancora provvisorio, ma l’evento ha già innescato una reazione diplomatica violentissima in tutta la regione.Nel frattempo, sul fronte economico, i giganti del settore petrolifero hanno lanciato un allarme senza precedenti a Donald Trump. Gli esperti avvertono che la crisi energetica è destinata a subire un peggioramento verticale, con il prezzo del Brent che continua a oscillare pericolosamente a causa dell’instabilità nello Stretto di Hormuz.
La strategia della Casa Bianca si fa sempre più a: il Presidente ha richiamato ufficialmente gli alleati della Nato, esigendo un sostegno più netto. In particolare, Trump ha rivolto pesanti minacce al premier britannico Starmer, colpevole a suo dire di una condotta troppo tiepida, mentre anche il Giappone viene pressato per prendere una posizione definitiva.A complicare il quadro internazionale c’è la ferma opposizione di alcune nazioni europee.

Dopo il rifiuto della Spagna, anche la Svizzera ha negato l’uso del proprio spazio aereo ai velivoli americani, ribadendo la propria neutralità nonostante le forti pressioni di Washington. La tensione resta altissima anche a Baghdad e Riad, dove la mcia di nuovi attacchi tramite droni tiene le popolazioni in costante stato d’allerta.
Mentre il regime di Teheran dichiara che non vi è alcuna ragione per negoziare con l’attuale amministrazione statunitense, l’opinione pubblica internazionale osserva con apprensione le mosse di Netanyahu. Ogni ora che passa, il rischio di un’escalation totale che coinvolga definitivamente la Cina per il controllo delle rotte marittime appare purtroppo più concreto.