In un momento in cui il Covid e i lockdown sembrano lontani, la paura di rivivere quelle esperienze persiste, alimentata dall’attenzione verso nuovi virus e dalle posizioni di alcuni virologi. Recentemente, ha destato molta preoccupazione un caso di un uomo di 37 anni in condizioni critiche dopo aver contratto l’herpes B, noto come il virus delle scimmie, presumibilmente in un parco a Hong Kong.
L’herpes B, identificato per la prima volta nel 1932, è altamente letale per gli esseri umani, mentre risulta asintomatico per i macachi e le scimmie. Il virus si trasmette attraverso il contatto con fluidi infetti degli animali o tramite graffi e morsi. Sebbene sia asintomatico nei macachi e nelle scimmie, può causare gravi danni agli esseri umani.
I sintomi, che possono comparire entro 3-7 giorni dal contagio, ricordano in parte quelli del Covid e possono portare a infiammazioni al midollo osseo e al cervello, con un tasso di letalità dell’80%. Questo caso non è isolato: nel 2021 a Pechino un veterinario è deceduto per la stessa causa.
Il virus si trasmette principalmente attraverso il contatto con i fluidi corporei infetti delle scimmie, come saliva, sangue o secrezioni oculari, oppure tramite graffi e morsi da parte degli animali infetti.
Nei primati non umani, l’infezione da herpes B di solito non causa malattia, ma negli esseri umani può portare a sintomi che vanno dalla febbre e la debolezza alla meningoencefalite, che può essere fatale. È un virus raro, ma i casi di infezione umana possono verificarsi in individui che lavorano con primati non umani in laboratori, zoo o centri di ricerca. I rischi, quindi, sono decisamente contenuti.