Inizia a suscitare sempre più apprensione la scoperta di un nuovo virus dalla Cina, dove i dati epidemiologici segnalato un preoccupante trend. In Italia, nelle ultime settimane, si è registrato un lieve aumento dei contagi, con 304 nuovi casi confermati, rispetto ai 298 della settimana precedente. Parallelamente, è cresciuto anche il numero di tamponi effettuati, mentre il tasso di positività si attesta all’1,2%, segnando una tendenza da monitorare con attenzione.
A destare maggiori timori, però, è l’identificazione di una nuova variante, ribattezzata Nimbus (tecnicamente nota come NB.1.8.1), emersa inizialmente in Asia e ora diffusa in 22 Paesi. Secondo gli esperti, questa mutazione deriverebbe dalla ricombinazione genetica della variante XDV.1.5.1, mostrando una potenziale maggiore trasmissibilità rispetto al ceppo attualmente dominante, LP.8.1. Finora, oltre mille sequenze genomiche sono state caricate nel database internazionale GISAID, confermando una rapida espansione soprattutto in Europa.
La variante Nimbus è il risultato di un processo di ricombinazione genetica, in cui il virus “mescola” frammenti di diverse varianti per eludere le difese immunitarie e diffondersi più efficacemente. Un fenomeno analogo è stato osservato anche in un altro lignaggio, XFG, attualmente sotto studio da parte di ricercatori cinesi. Questa capacità di evolversi rapidamente rende il virus ancora più imprevedibile, spingendo gli scienziati a intensificare il monitoraggio.
Tra coloro che contribuiscono a tracciare queste mutazioni c’è Federico Gueli, ricercatore italiano noto come il “cacciatore di varianti”. «Quando notiamo un aumento anomalo di sequenze con mutazioni rilevanti, rafforziamo la sorveglianza», spiega Gueli, che con il suo team analizza costantemente i dati per anticipare possibili nuove ondate. Nonostante in Italia Nimbus non sia ancora stata rilevata, la vigilanza resta alta per evitare sorprese.
Mentre il mondo osserva con apprensione l’evolversi della situazione, la comunità scientifica ribadisce l’importanza di sequenziamenti rapidi e sistemi di allerta tempestivi. La storia recente insegna che il virus può mutare in modo imprevisto, e solo un monitoraggio costante può limitare i rischi.