Che la scienza stia facendo passi da gigante, specialmente quando si tratta di neoplasie diffuse e non rare, è cosa nota e la notizia che stiamo per darvi è davvero incoraggiante. Un semplice test delle urine potrebbe permetterci di diagnosticare la neoplasia alla prostata velocemente e in modo efficace. A dircelo è uno studio, pubblicato su Cancer Research, nel quale chi ci sta lavorando, parla di un set specifico di biomarcatori capace di rilevare, in modo più preciso, rispetto al test del PSA, sia la presenza che la gravità della neoplasia prostatica.
Ma vediamo in cosa consiste. Una squadra di ricercatori, avvalendosi dell’intelligenza artificiale, ha infatti individuato una serie di “segnali biologici” che si possono rilevare nell’urina e che indicano la presenza di neoplasie allo stato iniziale. Elaborando, grazie all’AI dei modelli digitali del carcinoma prostatico, hanno analizzato l’attività dell’mRNA in migliaia di cellule neoplastiche, classificate per grado e localizzazione.
Il gruppo di ricerca, tramite l’ intelligenza artificiale, ha esaminato questi modelli, identificando le proteine che possono fungere da potenziali biomarcatori. Rispetto al test del PSA, un esame ematico che però può dare risultati poco chiari, questo nuovo esame riesce a distinguere in modo chiaro le neoplasie più gravi da quelle meno aggressive.
Il primo autore dello studio, Martin Smelik, ha dichiarato: “I biomarcatori urinari hanno dimostrato una capacità diagnostica superiore rispetto al PSA, pur mantenendo i vantaggi di un test non invasivo, indolore ed economico,” aggiungendo: “Questa scoperta potrebbe cambiare non solo il modo in cui la neoplasia prostatica viene diagnosticata, ma anche il sistema di screening, che ha urgente bisogno di miglioramenti. E tutto questo semplicemente tramite un test delle urine. I risultati dello studio hanno mostrato che specifici biomarcatori, dinamici e più sensibili del PSA dimostrano una precisione diagnostica eccezionale, in grado di distinguere non solo tra stato canceroso e non, ma anche di indicare la gravità della patologia”.
Lo studio punta a superare i limiti del PSA, test diagnostico utilizzato da più di mezzo secolo ma non così accurato. La notizia è indubbiamente una di quelle che fanno ben sperare. Seguiranno ulteriori aggiornamenti che saremo pronti a fornirvi.