Montezemolo è un imprenditore che raramente si scompone, parlando quasi sempre di lavoro. Stavolta, però, ha stupito tutti, parlando dell’ora X al Corriere della Sera, dicendo. «Per me è qualcosa di assolutamente complementare alla vita. Ineluttabile fine di un percorso». Si tratta, per lui, di un evento che non si può evitare ma non per questo non pieno di paure. Come lo affronterà?
Anche su questo ha un preciso pensiero: “Ci sono due modi possibili di uscire di scena: quello tradizionale che io chiamo di “fine carriera” di cui non ho paura e la morte improvvisa che invece mi preoccupa”. La prima opzione gli consentirebbe di realizzare tutto quello che ha lasciato in sospeso, come il sogno di rendere la sua famiglia indipendente sotto il profilo alimentare, grazie alla sua azienda agricola alle porte di Bologna.
Un suo zio è fatto fuori dai nazisti alle Fosse Ardeatine. Proprio sulla base di questo, Luca ha fatto delle riflessioni personalissime sul concetto di libertà: «Se per libertà intendiamo anche quella dei nostri figli, il loro futuro e il futuro del Paese in cui sono nati, penso sia giusto mettere al rischio la propria vita per ottenerla».
Riguardo l’eredità, Montezemolo non segue numeri, convinto che dovranno essere i figli a scegliere la loro strada, sulla base delle loro aspirazioni: Difatti ha detto: «Non si deve dividere tutto in parti uguali al centesimo. Mio figlio più piccolo, per esempio, è appassionato di agraria mentre il più grande si occupa di finanza. Una mia figlia studia da fashion manager. Un’altra ha tutte le caratteristiche per diventare un’ottima penalista»
Ha previsto tutto anche per il suo funerale, organizzato in dettaglio all’interno di un’agenda. Vuole essere cremato e avere una bandiera rossa della Ferrari. Queste le sue parole: riguardo a come vorrebbe essere ricordato: “Vorrei essere ricordato innanzitutto come una persona perbene. Un buon padre. Un uomo che ha messo passione ed entusiasmo in tutto ciò che ha fatto, anche quando ha sbagliato”.