Il palcoscenico del calcio italiano perde uno dei suoi interpreti più brillanti, un uomo che ha saputo trasformare il rettangolo verde in un teatro di emozioni e colpi di scena. Paolo Ferrario, per tutti semplicemente “Ciapina”, si è congedato dal mondo terreno con un’ultima, inaspettata mossa: un addio silenzioso, quasi a voler fare uno scherzo a quella vita che aveva sempre affrontato con un’esuberanza travolgente e un’ironia pungente.
La notizia della sua dipartita, avvenuta martedì 20 gennaio 2026 nella sua amata Cesenatico, è trapelata solo giorni dopo, affidata alla sobria solennità dei manifesti funebri, lasciando sbalorditi amici, ex compagni e tifosi.
Nato sotto il cielo di Milano il primo marzo del 1942, Ferrario incarnava l’essenza del talento puro.

Il suo soprannome, “Ciapina”, non era un semplice nomignolo, ma un marchio di fabbrica ispirato alle gesta di un noto rapinatore dell’epoca. Come il suo omonimo della “Banda Dovunque”, Paolo possedeva l’abilità soprannaturale di sparire tra le maglie delle difese avversarie per poi riapparire, fulmineo, nel cuore dell’area di rigore.
Un “ladro di tempo e di palloni” che gonfiava la rete con una facilità disarmante, celebrando il gol come il culmine di un atto di suprema scaltrezza.La sua ascesa fu meteorica.
Cresciuto nella prestigiosa scuola del Milan, esordì nella massima serie non ancora maggiorenne, iniziando un pellegrinaggio sportivo che lo portò a vestire maglie gloriose.