Milan in lutto, l’annuncio della scomparsa è appena arrivato: "Il campione è m*rto" (2 / 2)

Dalla Lazio al Monza — dove in Serie B visse una stagione di grazia segnando 18 reti — fino al ritorno in rossonero, Ferrario ha lasciato ovunque tracce del suo estro.

Ma è l’incontro con la Romagna a segnare indelebilmente la sua parabola umana e professionale.

A Cesena non trovò solo una maglia da onorare con 13 centri decisivi, ma l’amore della vita: Carla Manuzzi, figlia dello storico presidente Dino, un legame che lo radicò profondamente in quella terra generosa e solare, specchio del suo carattere.Appesi gli scarpini al chiodo dopo le esperienze con Ternana e Novese, il richiamo del campo fu troppo forte per essere ignorato.

La sua seconda pelle divenne quella dell’allenatore. Ferrario non era un tecnico banale; portava in panchina la stessa sagacia che aveva in area di rigore. Dalle giovanili del Cesena e del Milan fino alle grandi sfide con Ravenna, Rimini e il ritorno al timone del “Cavalluccio” nel 2000, Paolo ha guidato i suoi uomini con la forza del carisma e un’umanità fuori dal comune.

Federica Torzullo, la sorella rompe il silenzio dopo la scomparsa dei genitori di Carlomagno Federica Torzullo, la sorella rompe il silenzio dopo la scomparsa dei genitori di Carlomagno

Anche nei momenti più difficili, come la sfortunata gestione della prima squadra bianconera in Serie A nel ’76, non perse mai quella dignità istrionica che lo rendeva unico.Gli ultimi anni di “Ciapina” sono trascorsi lungo la costa romagnola, tra il profumo del mare e il calore della sua famiglia: i figli Raffaele, Niki e Renzo, la nuora Greta e i parenti tutti, che oggi ne piangono la scomparsa. Se n’è andato a 82 anni, dopo aver visto il calcio cambiare volto, ma restando sempre fedele a quell’idea di gioco fatta di intuito e passione.

La sua sepoltura nel cimitero di Cesenatico chiude il sipario su un’esistenza vissuta a pieni polmoni. Paolo Ferrario ci lascia un’eredità fatta di gol impossibili e risate contagiose, ricordandoci che, in fondo, la vita è la più bella delle partite, specialmente se giocata con il sorriso beffardo di chi sa sempre dove cadrà il prossimo pallone.