Michele Misseri è tornato a essere un uomo libero. Dopo aver scontato la sua condanna a otto anni per la soppressione del corpo della nipote Sarah Scazzi, l’uomo ha potuto beneficiare di riduzioni di pena grazie alla buona condotta. L’inizio del 2024 ha segnato per lui l’uscita dal penitenziario di Borgo San Nicola, a Lecce, dove per anni è stato definito dagli operatori come un “detenuto modello”.
Durante la detenzione, infatti, ha preso parte a corsi di pittura e falegnameria e si è dedicato anche ad attività di giardinaggio all’aperto, conquistandosi una reputazione di persona collaborativa e rispettosa delle regole. Una volta lasciato l’istituto penitenziario, Misseri ha deciso di rientrare ad Avetrana, nella casa di famiglia in via Deledda, la stessa in cui nell’agosto 2010 fu freddata Sarah.
Un ritorno che inevitabilmente riapre ferite ancora profonde nel paese, teatro di uno dei delitti più discussi e seguiti degli ultimi decenni in Italia. Secondo quanto riportato dall’edizione barese di Repubblica, in paese non sarebbero mancate proposte di reinserimento: qualcuno gli avrebbe offerto un impiego presso un’azienda agricola del territorio.
L’avvocato difensore Luca La Tanza spiega come, nonostante la nuova libertà, il suo assistito resti fortemente legato al contesto in cui è cresciuto: “La seconda figlia si è trasferita a Roma e con lui mantiene rapporti costanti, anche attraverso videochiamate. Ma credo che la vita di Michele resti indissolubilmente legata al paese d’origine”.
Diversa la situazione familiare con la moglie Cosima Serrano e la figlia Sabrina, entrambe condannate all’ergastolo per il delitto di Sarah: i rapporti si sono interrotti del tutto e non risultano contatti. La presenza di Misseri ad Avetrana continua inevitabilmente a suscitare reazioni contrastanti. C’è chi lo osserva con sospetto e chi, invece, sostiene che abbia già pagato il suo debito con la giustizia.