
Per decenni è stata una guida artistica fondamentale per generazioni di interpreti, trasmettendo non solo tecnica ma una filosofia di vita legata indissolubilmente al teatro. Per l’artista, il palcoscenico non era un semplice mestiere. Come lei stessa definì in un’intervista del 2021, era «una brutta malattia», un misto di dolore e piacere.
Si è spenta nella notte tra il 12 e il 13 gennaio, dopo una lunga malattia, l’attrice e insegnante 87enne Lina Bernardi. “Per me è tutto. Se non chiacchiero da lassù, sul palco, muoio”, confessò. Il suo approccio era totale: anche quando interpretava personaggi di grandi autori, sul palco c’era sempre e comunque lei, Lina, a vivere quelle parole con una libertà e un’energia contagiosa.
Il suo percorso artistico ha attraversato il Novecento, collaborando con grandi nomi della regia teatrale e cinematografica. Tuttavia, il suo lascito più profondo risiede nell’insegnamento. È stata maestra di dizione, ascolto, ritmo e interpretazione per numerosi giovani talenti, diventando per molti un punto di riferimento umano prima ancora che artistico. Il grande pubblico televisivo l’ha conosciuta nei panni di Sophie Rousseau in Centovetrine e della professoressa Costantini in Vivere, soap opera di Canale 5.

Ma il suo cuore è sempre rimasto legato al teatro e alla sua città, Latina.Proprio dalla sindaca Matilde Celentano è arrivato il commosso saluto istituzionale: «Latina oggi perde una donna di grande valore umano e artistico, che ha contribuito in modo significativo alla crescita culturale della comunità», si legge in un post, con un pensiero rivolto ai figli Eleonora e Manuel e ai familiari.
La sua scomparsa lascia un vuoto tangibile nel panorama culturale locale e in chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo cammino. Ma, come accade per i veri maestri, Lina Bernardi non se ne è andata del tutto.