Long Covid, la nuova scoperta choc: ecco quali conseguenze sul cervello

Uno studio dell'Università di Cambridge rivela le possibili conseguenze cognitive dell'infezione Covid. Si tratta di scoperte che destano particolare preoccupazione: ecco le novità.

Long Covid, la nuova scoperta choc: ecco quali conseguenze sul cervello

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Dopo due terribili anni di pandemia, gli esperti sono ancora a lavoro per studiare gli effetti di questo virus. Come noto, la malattia prodotta dal Covid 19 può avere degli effetti a lungo termine, si tratta del cosiddetto long Covid. Questo fenomeno comprende sostanzialmente tutti i possibili strascichi della malattia, tra i più comuni la perdita del gusto e dell’olfatto. 

Purtroppo, dalle ultime ricerche si continuano a scoprire anche altri tipi di sintomi più gravi. A destare preoccupazione il fatto che si tratti di problematiche di tipo neurologico e che coinvolgano sempre più pazienti. Il nuovo studio dell’Università di Cambridge ha fatto il punto sulla situazione in merito: ecco le ultime preoccupanti novità.

Gli effetti neurologici 

Tra le conseguenze più preoccupanti del Long Covid stanno emergendo problematiche del sistema neurologico. Oltre ad una fastidiosa e costante spossatezza, sempre più pazienti lamentano di avere problemi di memoria e ragionamento, la cosiddetta nebbia cognitiva. A quanto pare sembra esserci una correlazione tra la malattia ed alcuni sintomi di natura neurologica. 

Secondo quanto emerso da uno studio dell’Università di Cambridge, il cervello di chi ha sofferto di una forma grave di Covid sembra essere invecchiato di oltre 20 anni. In questi casi, il dato preoccupante è che si tratta di percentuali molto elevate, infatti, a sperimentare problemi cognitivi sino a 6 mesi dopo la guargione, sono dal 33 al 76% dei pazienti.

Dopo molti mesi di ricerca, le conclusioni a cui è giunta questa ricerca universitaria non possono che suscitare molta preoccupazione: “Alcuni pazienti siamo riusciti a seguirli anche fino a 10 mesi dall’infezione acuta, e quindi posso dire che abbiamo osservato qualche lento miglioramento nulla di significativo dal punto di vista statistico, ma comunque un passo nella giusta direzione. Per quanto ne sappiamo al momento, comunque, alcuni di questi pazienti potrebbero non arrivare mai a un recupero completo

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Andrea Rubino

Cosa ne pensa l'autore

Andrea Rubino - A mio avviso questa ricerca può dirci sicuramente qualcosa di più sulla malattia. Tuttavia, quello che si vede ad oggi è che nella grande maggioranza dei casi la malattia si manifesta ormai in sintomi lievi che durano pochi giorni. In rarissimi casi si evidenziano le problematiche di cui sopra, perciò non ritengo sia il caso di allarmarsi.

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