Lo psichiatra Paolo Crepet sul caso Di Giulia: "Ecco tutto quello a cui non credo" (2 / 2)

Il femminicidio di Giulia Cecchettin è destinato a segnare per sempre la cronaca recente del nostro Paese. Aveva tanti sogni nel cassetto questa ragazza appena 22enne, che lo scorso giovedì avrebbe conseguito l’importante traguardo della laurea. Un sogno che, purtroppo, non si realizzerà mai.

Ospite de ‘L’Aria che tira’, il talk show condotto da David Parenzo, Paolo Crepet ha detto la sua sul caso, focalizzandosi in particolare sul quadro psicologico di Filippo Turetta. Alla domanda del conduttore su cosa possa essere scattato nella testa del giovane, il noto sociologo invita tutti ad una riflessione approfondita: “Non vorrei continuassimo a guardare la goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché questo era già pieno e se non ce siamo accorti, è lì il problema”.

Per Crepet non si può liquidare il gesto di Turetta come la follia di un momento, un raptus, perchè è evidente come non si possa ‘diventare lupi in una notte‘: “I raptus sono solo nei fumetti. Vengono inventate da qualcuno che non ha mestiere e che vuole semplificare per passare a chiudere più in fretta possibile quel capitolo”.

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Il problema, per Crepet, è a monte, e potrebbe essere fatto risalire al contesto sociale e persino regionale in cui proveniva il colpevole. Il Veneto è considerata la ‘locomotiva d’Europa’ ma, a dire del sociologo, a questo ‘impulso straordinario economico e anche sociale‘, non sarebbe corrisposto nessuno sviluppo emotivo.

Dal punto di vista relazionale e psicologico, le conseguenze sarebbero state anzi deleterie: “Ha aumentato il declino dell’empatia. Non siamo empatici, non ci sentiamo, siamo pieni di telefonini. Anche alla fiaccolata, eravamo pieni di telefonini, cosa c’è da fotografare? Almeno un minuto di silenzio nei confronti di una povera ragazza ammazzata in quel modo ci sarà? Niente. Solo reel. Questo non è un nuovo modo di essere distanti? Stiamo giocando solitari, abbiamo smesso di giocare a scala quaranta”.