In un’epoca in cui la tecnologia sembra aver accorciato ogni distanza, un velo di normalità avvolge le case di milioni di famiglie, nascondendo però una crisi profonda nei legami più elementari. Tra le mura domestiche, dove un tempo regnava il dialogo, oggi spesso domina un silenzio interrotto solo dal ticchettio frenetico sugli schermi retroilluminati.
A scuotere questa apparente quiete interviene lo psichiatra Paolo Crepet, che con un’analisi tesa e senza filtri punta l’obiettivo su un cambiamento antropologico diventato ormai una minaccia per lo sviluppo delle nuove generazioni. Il suo sguardo si stringe in particolare sulla figura materna, un tempo pilastro educativo e oggi, secondo la sua visione, intrappolata in un ruolo inedito.
Osservando le dinamiche quotidiane, emerge un quadro dove l’iper-protezione ha preso il posto dell’ascolto, creando un distacco assurdo tra le aspettative dei genitori e la realtà vissuta dai figli. Crepet descrive un mondo in cui l’urgenza di “esserci sempre” si è trasformata in una presenza che soffoca l’autonomia, spegnendo ogni fiamma di ribellione necessaria alla crescita.Proprio quando si pensa che il modello educativo moderno sia il più avanzato di sempre, arriva un all’improvviso la critica che smonta ogni certezza.

Lo psichiatra non usa mezzi termini per definire l’attuale deriva dei rapporti, parlando di un errore metodologico che sta portando a conseguenze inaspettate.Non si tratta di semplici incomprensioni, ma di un vero e proprio colpo di scena pedagogico che mette in discussione l’amore stesso per come lo intendiamo oggi.
Le parole dell’esperto risuonano come un monito severo, preparandoci a una verità scomoda che molti non sono pronti ad accettare.C’è una definizione specifica, un aggettivo durissimo che lo psichiatra riserva a questo comportamento moderno, un giudizio che promette di dividere l’opinione pubblica: cosa si nasconde dietro quello che lui definisce un errore “mostruoso”?