Italia, medico di guardia si rifiuta di visitare i pazienti (2 / 2)

Il diritto alla salute deve essere assicurato ma c’è chi della salute se n’è fregato, pagando a caro prezzo il reato di cui si è macchiato. Un medico, incaricato di prestare servizio di guardia medica a Treviglio, in provincia di Bergamo, è finito a processo. Su di lui pende un’accusa pesantissima, da lasciare basiti tutti i lettori che, per puro caso, si sono imbattuti in questa assurda storia.

Il camice bianco, infatti, è accusato di essersi rifiutato, in diverse occasioni, di visitare gli utenti del servizio. Gli si contesta il reato del rifiuto di atti d’ufficio. Secondo l’accusa, l’imputato, un medico 55enne di cui non divulghiamo nome e cognome, nato in Albania e residente nella bassa bergamasca, in qualità di medico di guardia presso la guardia medica di Treviglio, si è rifiutato di visitare una paziente, nonostante la donna soffrisse di un’infezione.

Come è stato ricostruito dal pm, il medico in questione ha palesemente inventato una scusa, pur di non visitare la paziente che si era recata presso l’ambulatorio in cui lui prestava servizio. La scusa messa in atto? Quella che la guardia medica chiudeva alle 19,30, indicandole l’orario di chiusura, dopo averla accompagnata alla porta.

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Ma questo non l’unico episodio che lo ha visto, suo malgrado, protagonista. L’imputato, nei confronti di un altro paziente, non gli ha rilasciato certificato di proseguimento della malattia. La scusa, in quel contesto, era stata un’altra: quella che il servizio di guardia medica non potesse rilasciare ricette e certificati. Cosa non vera, dato che, nel rivolgersi ad un altro medico dell’ambulatorio, il soggetto richiedente aveva ricevuto senza alcun problema il suo certificato.

Ma il fondo lo ha toccato ad ottobre 2017, quando è stato contattato telefonicamente da una signora che gli chiedeva una visita domiciliare alla suocera. La scusa addotta è stata davvero sconcertante. Il 55enne si era rifiutato di effettuare la visita domiciliare per “problemi relativi al raggiungimento dell’indirizzo dell’abitazione della paziente da visitare”, aggiungendo ironicamente una frase che è suonata come un colpo al cuore per la donna dall’altro capo del telefono: “se fosse necessario arrivarci in elicottero”. Uno degli avvocati difensori ha sostenuto di aver dimostrato che tutte le visite contestate sono state effettuate. Il processo, ovviamente, prosegue.