Secondo i legali di Massimo Bossetti, gli avvocati Salvagni e Camporini, c’è bisogno di analizzare nuovamente i reperti appartenenti alla Yara, in quanto si vuole tentare di riaprire a tutti i costi il processo che vede condannato Massimo Bossetti.
Il legali difensori sono anni che chiedono di poter accedere ed analizzare i reperti, che potrebbero fornire, tramite le tracce del Dna presenti sugli indumenti di Yara, informazioni importanti circa il o i responsabili del decesso della ragazzina. Il legali difensori insomma temono che non sia stato il loro assistito a togliere la vita a quella ragazzina.
Tra l’altro di questo ne sono convinti anche i famigliari dell’uomo. Insomma per costoro in galere ci sarebbe finito un innocente, e poter analizzare nuovamente i reperti sarebbe qualcosa di fondamentale importanza.
Il 27 novembre 2019 il tribunale di Bergamo aveva emesso un provvedimento che autorizzava la difesa a visionare ed esaminare i reperti, ma il 2 dicembre, 5 giorni dopo, viene inserita una nota, che però è indirizzata solo all’ufficio corpi di reato.
Il 21 novembre 2021 la Cassazione aveva dato l’autorizzazione di poter visionare e mettere mano ai reperti di Yara, ma tutto cambiò il 26 luglio di quest’anno, quando i giudici affermano che l’autorizzazione che deve essere considerata “deve ritenersi irrevocabile, valida, vigente, intangibile e non può essere in alcun modo discussa” ma così facendo i giudici hanno commesso un “errore di fatto” in quanto si riferiscono alla nota della sentenza del 2091.
E la storia va avanti. Pare che adesso la corte abbia accolto il ricorso e girato il tutto alla Suprema Corte. A questo punto, come spiegano i media nazionali, l’udienza del 20 novembre in cui ci sarebbe dovuto essere il processo di visionamento dei reperti, che però senza una contro analisi è completamente inutile. E quindi si dovrà aspettare ancora.