Avrebbe compiuto 100 anni il prossimo novembre e si è spento ad Albano d’Ivrea, dove viveva da molti anni, il vescovo emerito della città piemontese monsignor Luigi Bettazzi. Le sue condizioni di salute sono peggiorate irreversibilmente, sino al decesso che ha sconvolto il Vaticano. Trevigiano, Bettazzi fu nominato vescovo di Ivrea nel 1963, fino alla rinuncia nel 1999.
A succedergli fu monsignor Arrigo Miglio. Bettazzi era l’ultimo padre conciliare ancora in vita. Nel 1963 infatti partecipò, al fianco del cardinale Giacomo Lercaro, a tre sessioni del Concilio Vaticano II, e comunque si fece portatore, da vescovo, di posizioni scomode, dal dialogo con il Partito Comunista Italiano di Berlinguer a quello con il mondo laico e non credente.
Trai suoi obiettivi , il pacifismo a cui si è dedicato in special modo alla fine della sua carica vescovile. Come i ben informati sapranno, è stato presidente di Pax Christi, organizzando la marcia per la pace a Sarajevo nel 1992 contro la guerra civile in Bosnia. Un rivoluzionario, Bettazzi, sostenitore di una delle prime proposte di unioni civili per le coppie omosessuali in Italia, i DICO, proposti nel 2007 dal governo Prodi ma mai approvati.
Peraltro pronosticò il ritiro di Benedetto XVI dal seggio pontificio, con un anno e mezzo di anticipo rispetto a quando esso, per davvero, si verificò. Ai suoi funerali, nelle scorse ore, sono accorsi centinaia di fedeli presso il duomo di Ivrea e le esequie sono state presiedute dal cardinale Arrigo Miglio. Papa Francesco, in un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin indirizzato a monsignor Edoardo Aldo Cerrato, attuale vescovo della diocesi, ha voluto ricordare Bettazzi con parole davvero toccanti.
Il nostro pontefice lo ha descritto come un “grande appassionato del Vangelo che si è distinto per la vicinanza ai poveri diventando segno profetico di giustizia e di pace in tempi particolari della storia della chiesa”, mentre il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, che si trova negli Statti Uniti in missione per l’Ucraina, in un messaggio di cordoglio fatto pervenire per i funerali, ha scritto: “Non ha mai smesso di portare con libertà il Vangelo ovunque” , descrivendo Bettazzi come “Libero perché amava Dio e la Chiesa” , come colui che “cercava il dialogo” e “comunicava la gioia di essere cristiano e annunciava la chiamata a tutti ad esserlo”. Era “amabile, instancabile, gentile ma per niente affettato, scomodo, ironico, colto senza mai essere supponente”.