Giulia Tramontano, trovate le impronte digitali nell’appartamento a Senago (2 / 2)

Oggi, giovedì 15 giugno, alle 9, nella sede della sezione “Indagini telematiche” dei carabinieri di Milano , alla presenza sia dell’ avvocato difensore del reo confesso Alessandro Impagnatiello, che di quello dei familiari della 29 enne Giulia Tramontano, è iniziato l’esame dei pc trovati nell’appartamento di via Novella, quello in cui la 29enne, originaria di Sant’Antimo, conviveva con Alessandro Impagnatiello, suo compagno, barman 30enne nei locali di lusso milanesi.

E’ stato l’uomo, stressato dalla duplice relazione che portava avanti da più di un anno, a togliere la vita a Giulia con 37 fendenti, per poi tentare di bruciarla per ben due volte, prima di buttarla in un’intercapedine. Lei, in grembo, portava suo figlio Thiago, da ben 7 mesi. Nella casa dell’orrore, sono stati sequestrati tre pc e un tablet.

Le indagini telematiche puntano a ricercare nuovi indizi per far luce sul femminicidio, ricostruendo tutte le ricerche fatte online dal reo confesso Impagnatiello, come quelle sul veleno per topi. Nell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano e della Compagnia di Rho e coordinata dall’aggiunto Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo, quello delle impronte digitali è un passaggio molto importante, dal quale potrebbero emergere ulteriori importanti elementi.

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Per ricostruire ciò che è accaduto prima dell’omicidio, per verificare se è stato premeditato, occorre analizzare i dispositivi, a caccia di messaggi e altre ricerche on line condotte da Impagnatiello. Occorre anche capire cosa è avvenuto dopo il delitto, cioè se qualcuno possa aver aiutato il barman reo-confesso nella fase dell’occultamento del corpo della povera Giulia. Gli accertamenti scientifici, affidati anche ai Ris, dovranno capire di chi sono le impronte isolate nell’appartamento di via Novella, e quelle isolate e sulla plastica e sul cellophane, utilizzati per coprire il corpo senza vita di Giulia. Occorrerà, inoltre, capire, se il coltello con lama da 6 centimetri è stato effettivamente utilizzato per colpire Giulia.

L’autopsia dovrà chiarire se alla 29enne siano state fatte assumere sostanze, come il veleno per topi trovato nello zaino del fidanzato, che potrebbe aver causato danni al feto. Intanto manca all’appello il cellulare di Giulia che Impagnatiello ha dichiarato di aver buttato in un tombino, mentre gli investigatori stanno visionando le telecamere di videosorveglianza (decine) per ricostruire tutti i movimenti del 30enne prima e dopo il femminicidio.