Ieri il gip di Milano Angela Minerva ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare nel penitenziario per Alessandro Impagnatiello, accusato di aver tolto la vita alla sua fidanzata, la 29enne campana Giulia Tramontano, incinta al settimo mese di gravidanza, che ha accoltellato svariate volte, sabato sera, nel loro appartamento di Senago, nel Milanese. Ieri pomeriggio, la suocera di Giulia, la 54enne Sabrina Paulis, ha rotto il silenzio, parlando ai microfoni de” La vita in diretta”.
La Signora Sabrina, in lacrime, ha così descritto il figlio: “Alessandro è un mostro. Chiedo perdono, da madre, ma non so cosa fare. Chiedo perdono per aver fatto un figlio così, perdono a tutta la famiglia”. Sabrina è una donna disperata, incredula che suo figlio, colui a cui ha dato la vita, padre già di un bimbo e che stava per diventarlo anche di Thiago, abbia potuto fare tutto questo, eppure la sua intervista ha scatenato una bufera sui social, in particolare sotto un post su Twitter del Corriere della Sera.
In genere, in questi casi di cronaca nera così efferata c’è chi difende la madre del reo-confesso e chi le dà contro. Questo è accaduto anche per la Tramontano, dato il fortissimo clamore mediatico relativo alla vicenda. Tra i tanti commenti, ce ne sono alcuni al cianuro, dalle tinte davvero spietate.
C’è chi, ergendosi a giudice o a psicologo, ha osato dire: “Chiediti cosa cavolo gli hai insegnato? Come l’hai educato?!”, “Si chiama sciacallaggio. Capisco abbiate bisogno di click e soldi per restare operativi, ma ogni tanto dovreste provare a fare i conti anche con la decenza”, mentre altri si sono schierati in difesa della donna che ha già espresso, svariate volte, perdono per quanto successo: “Povera mamma io madre di due figli maschi impazzirei se facessero una cosa simile …ha tutto il mio sostegno come ce l’ha la mamma di Giulia”, “Questa povera donna si strugge e i programmi spazzatura ci sguazzano. Non la aiuteranno le interviste acchiappalike, lasciate in pace le famiglie.Non serve” .
Tra i tanti commenti, uno, in particolare, è un colpo al cuore: “Mi dispiace signora, ma io se fossi in loro la manderei a quel paese. La loro figlia e il loro nipote sono trapassati per colpa di quell’assassino che purtroppo è suo figlio”. In tanti si ergono a giudici, sentenziano, emettono il verdetto sui social, ancor prima che questo avvenga nelle opportune sedi, ossia nelle aule di tribunale.