"Giulia Cecchettin, la scoperta sul corpo della ragazza dopo il ritrovamento" (2 / 2)

Nel frattempo la Procura di Venezia ha confermato che il corpo della giovane donna ritrovato nel lago di Barcis (Pordenone) è proprio quello di Giulia Cecchettin. La ragazza, da quanto si apprende, indossava gli stessi abiti della sera della scomparsa.

La ragazza è stata trovata in una canalone nei pressi del lago, lì dove probabilmente l’omicida l’ha scaricata per poi continuare la sua fuga fino a Lienz, in Austria, dove le telecamere hanno ripreso il passaggio della Fiat Grande Punto di colore nero ora ricercata dagli investigatori.

Per Turetta l’Interpol ha emesso un mandato di cattura internazionale, inoltrando le foto del ricercato a tutti i commissari di poliza all’interno del territorio della Unione Europea e non solo. C’è il sospetto che infatti il fuggitivo possa essersi rifugiato in qualche località che non si trova nel territorio italiano.

Inoltre la Procura di Venezia e i carabinieri sono in attesa dei risultati degli esami sulle macchie di liquido organico trovate sul marciapiede della strada vicinale della zona industriale a Fossò (Venezia), dove appunto la 22enne è stata colpita dal suo ex fidanzato.

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Da quanto si apprende da TgCom24 la svolta nelle indagini è arrivata nella giornata di giovedì mattina quando la telecamera che registra il passaggio dei veicoli all’ingresso dell’area turistica di Piancavallo è stata riaccesa dopo quattro giorni in cui non era operativa a causa di alcuni lavori di manutenzione sull’impianto. Ed è proprio alla riaccensione che è scattato l’allarme del sistema operativo che segnalava il passaggio della vettura con la targa della Punto di Filippo. Nel frattempo infatti la telecamera aveva continuato a registrare il passaggio delle auto.

 “Adesso è il momento del dolore e di stringersi attorno alla famiglia. Il lavoro degli investigatori ha portato intanto a ritrovare Giulia. Ora è anche il momento di individuare le responsabilità e le dinamiche di questa vicenda, per le quali ci affidiamo ancora alle forze dell’ordine” – queste le parole dell’avvocato Stefano Tigani che, con l’associazione Penelope, sta assistendo la famiglia di Giulia.