La sera dell’11 novembre sembrava una sera come le altre in casa Cecchettin. Giulia era uscita con Filippo, era passato lui a prenderla e da lì avevano raggiunto il centro commerciale di Marghera dove hanno consumato una cena pagata con la carta di credito del padre di Giulia.
Un conto modesto, di circa 17 euro quello pagato da Giulia per la cena di tutti e due. Subito dopo quella cena però succede qualcosa, con Filippo che comincia ad inveire sulla poveretta a circa 150 metri dalla sua abitazione a Vigonovo per poi finirla presso la zona industriale di Fosso.
Gino Cecchettin, così come Giulia e l’altro fratello Davide, sono ancora molto colpiti da quanto avvenuto. Ci vorrà sicuramente molto tempo per cercare di elaborare un lutto che nessuno si sarebbe mai aspettato. Il padre di Giulia ha chiesto di allontanarsi dal lavoro per un periodo e di volersi impegnare nel sociale.
Ed è impressionante quello che riportano i media in queste ore. Le parole del papà Gino Cecchettin sono davvero molto commoventi. Gino aveva pranzato con sua figlia Giulia quel sabato, poi lei era andata in camera sua. Il papà le ha chiesto dalle scale che avrebbe fatto dopo e lei gli ha risposto che forse non sarebbe tornata a cena.
Poi il padre non le ha chiesto più nulla. “Giulia era la figlia ideale. Elena è l’essere superiore. Davide ora il mio sostegno. Giulia era brava nello studio, era naturalmente portata a occuparsi del prossimo, a prendersi in carico gli altri. Quando aveva dieci anni e andavamo in pizzeria, dopo un poco si metteva da parte e attorno a lei si riunivano tutti i bambini del locale” – così ricorda Gino Cecchettin. Che poi informa su che cosa stesse facendo la notte in cui Giulia ha perso la vita per mano dell’ex fidanzato.
Quella sera Gino doveva andare a prendere Davide in centro, per cui “aspettando il momento mi sono addormentato qui, sul divano. Quando mi sono svegliato erano le undici e trequarti. Sono tornato e lei non c’era, ma non avevo alcuna ragione per preoccuparmi, capitava, il sabato sera. Non avevo sonno e mi sono messo, come eravamo d’accordo, a correggere la sua tesi. Le ho mandato uno screenshot di un errore e solo allora mi sono accorto che era l’una e quarantacinque. Ho pensato che la mattina dopo l’avrei rimproverata, ma quando mi sono alzato non c’era e da allora è cominciato tutto” – questo il ricordo di papà Gino.