Filippo Turetta, svelato il piano di difesa dell’avvocato (2 / 2)

Un interrogatorio lungo ed estenuante quello che ha tenuto Filippo Turetta davanti al pm Andrea Petroni nella giornata di ieri, venerdì 1° dicembre. Per la prima volta, il 22enne di Torreglia è costretto a rievocare a voce alta tutti i passaggi di quel giorno nefasto in cui ha spezzato per sempre la vita della povera Giulia Cecchettin.

Non c’è dubbio che l’accusa principale che dovrà sventare Turetta è quella della premeditazione. La strategia dei suoi legali è stata già svelata: verosimilmente punteranno tutto sulla preterintenzionalità, vale a dire nulla di premeditato, ma una situazione che sarebbe sfuggita di mano al 22enne di Torreglia.

Questi, quella terribile sera dell’11novembre, non sarebbe quindi uscito di casa con l’intenzione di eliminare la sua ex fidanzata. Naturalmente si tratta di un’ipotesi tutta da dimostrare, visto che gli indizi che suffragano la premeditazione sono sempre più consistenti.

Lui muore e l’amico di sempre gli svaligia casa Lui muore e l’amico di sempre gli svaligia casa

Basti considerare ai risultati dell’ispezione nell’auto di Turetta, che ha portato al rinvenimento di un borsone con all’interno dei guanti, dei sacchi neri, una somma di contanti e, quasi sicuramente, anche l’arma del delitto, cioè una lama da cucina.

Ancora più ardita l’altra strada percorribile dalla difesa di Turetta, vale a dire quella della perizia psichiatrica. Dimostrare che il giovane non fosse in grado di intendere e di volere porterebbe ad uno sconto di pena importante, ma, come detto, si tratta di un’ipotesi difficilmente percorribile. A tal proposito i legali della famiglia di Giulia promettono sin da subito battaglia, sostenendo che Turetta dovrebbe vedersela con i propri periti “qualora volesse farsi passare per pazzo”.