Filippo Turetta, è accaduto dopo il suo arrivo a Verona: finisce in infermeria (2 / 2)

Filippo Turetta, dopo il suo atterraggio al Marco Polo, ammanettato ai polsi e alle caviglie, ha affrontato un’ora di viaggio per arrivare al penitenziario Montorio dove è stato traferito nel reparto di infermeria in cui il 22enne che ha ammesso di aver tolto la vita alla sua ex fidanzata Giulia Cecchettin, resterà alcuni giorni, come diffuso da fanpage.it, sottoposto alle valutazioni psicologiche e psichiatriche.

Ma per quale motivo resta nel reparto di infermeria? Si tratta di un passaggio necessario nel processo di immatricolazione del detenuto, in modo che possa essere sottoposto agli accertamenti medici, tra i quali il consulto psicologico e psichiatrico, prima di essere trasferito nella cella definitiva nel reparto “protetti”. Si tratta di un reparto per detenuti per reati a “forte riprovazione sociale” che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in penitenziario per altre tipologie di reati.

Forse all’inizio della prossima settimana, Turetta verrà trasferito dal reparto di infermeria in una cella, assieme ad un altro detenuto, che si trova nella casa circondariale per reati molto gravi e dello stesso genere.

Da un primo colloquio di Filippo Turetta con uno psichiatra è arrivata la conferma del rischio di autolesionismo e proprio per questo il 22enne sarà tenuto sotto osservazione per evitare che possa farsi del male, sebbene sia apparso, per ora, tranquillo. Queste parole, come riportato da fanpage.it, giungono direttamente dalla direttrice del penitenziario veronese.

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Giovanni Caruso, legale di fiducia del 22enne, ha detto: “Il ragazzo è disorientato ma in condizioni di salute accettabili. Ora è adeguatamente assistito e protetto in un di grande sicurezza, anche dal punto di vista della sorveglianza contro eventuali situazioni che potrebbero degenerare“. Intanto cresce l’attesa per l’interrogatorio di garanzia in cui Turetta potrebbe o confermare quello che ha dichiarato alla polizia tedesca o restare in silenzio in base a una scelta difensiva. Il giovane, infatti, rischia che gli venga contestata anche la premeditazione e questo significherebbe ergastolo.