L’arrivo in Italia di Filippo Turetta è avvenuto ieri, 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per uno strano scherzo del destino, è stato estradato nel giorno in cui si celebra, seppur simbolicamente, la lotta a qualsiasi maltrattamento nei confronti delle donne.
Ovvio che il suo arrivo nel penitenziario Montorio non potesse passare inosservato e c’è chi, pur comprendendo la gravità del reato da lui commesso, ha temuto che potessero fargliela pagare a caro prezzo o che potesse farsi del male. A rompere il silenzio sulle condizioni di Filippo nel momento in cui ha varcato le porte del penitenziario, è stata proprio Francesca Gioieni, direttrice della casa circondariale.
Lo ha descritto “in condizioni normali, tranquillo” al momento del suo arrivo. La Gioieni era presente al momento dell’espletamento delle pratiche e delle procedure di prassi, dalla visita medica a quella psichiatrica. Nel penitenziario Montorio, Turetta ha incontrato il suo nuovo legale, Giovanni Caruso, che ha confermato di aver trovato il giovane “in condizioni accettabili ma molto, molto provato”, aggiungendo che è “disorientato”.
L’estradizione di Turetta è avvenuta proprio il 25 novembre, data in cui si celebra, con scarpette rosse, slogan, iniziative, articoli, testimonianze, la lotta alla triste piaga dei femminicidi. Papà Gino Cecchettin ha colto l’occasione per invitare tutte le donne a parlare, a denunciare, a fidarsi delle autorità.
Da una parte c’è la famiglia di Giulia, che non ha più la forza di piangere per via del lutto subito e del grave vuoto lasciato dall’assenza della giovane studentessa, dall’altro c’è Turetta, alle prese, presto, con l’interrogatorio di garanzia. Le ore fatidiche del suo ingresso nella casa circondariale sono passate ma i vari pericoli di ritorsioni o di atti autolesionistici no. L’attenzione non va abbassata ed è per questo che viene sorvegliato h24.