
Le risposte alle domande che hanno tormentato Anguillara Sabazia iniziano a emergere dall’attività incessante dei Carabinieri, che hanno focalizzato le loro attenzioni sulla cava gestita da Claudio Carlomagno, marito della scomparsa.
L’uomo è attualmente iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi didelitto,una svolta formale necessaria per permettere accertamenti tecnici irripetibili all’interno della sua ditta.Sul campo sono intervenuti gli specialisti del Ris di Roma, che hanno setacciato ogni angolo della struttura alla ricerca di prove biologiche o tracce che possano spiegare la sorte di Federica Torzullo. A rendere ancora più teso il clima investigativo è la dichiarazione di un collega di Carlomagno, il quale ha riferito di aver visto l’uomo intento a lavare accuratamente un camion proprio il venerdì successivo alla sparizione.
I genitori di Federica, chiusi in un dolore che cerca giustizia, hanno lanciato un messaggio diretto: “Chi sa parli”, sottolineando come la verità non possa più restare nascosta dietro i non detti. La loro speranza è che qualcuno possa fornire l’elemento decisivo per ricostruire i movimenti della figlia, sparita nel nulla dall’8 gennaio senza lasciare messaggi o segnali premonitori.

Mentre le unità cinofile e i droni sorvolano l’area circostante il lago di Bracciano, gli investigatori analizzano i tabulati telefonici e le immagini delle telecamere di sorveglianza per verificare l’alibi del 44enne indagato. Al momento, la zona della cava rimane sotto sequestro, trasformata nel cuore pulsante di un’indagine che cerca di restituire un nome e una storia a una tragedia ancora senza corpo.
Le prossime ore saranno determinanti per l’esito degli esami di laboratorio sui campioni prelevati, mentre la pressione mediatica e l’attesa della famiglia si concentrano sulla Procura di Civitavecchia. Il destino di Federica Torzullo sembra ora legato indissolubilmente ai risultati di quei rilievi scientifici, unici strumenti capaci di squarciare il buio su questo drammatico mistero di gennaio.