
Il caso della famiglia del bosco continua a far discutere e nelle ultime ore è arrivata anche la presa di posizione del governo. La vicenda è stata affrontata dalla premier durante la trasmissione televisiva Fuori dal coro, in onda su Rete 4. Meloni ha spiegato di aver parlato direttamente con il ministro e di aver condiviso con lui la necessità di approfondire la decisione presa dai giudici.
Ha poi annunciato un’importante decisione: il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha disposto un’ispezione ministeriale per fare chiarezza su quanto deciso dal Tribunale per i minorenni. Secondo la presidente del Consiglio, provvedimenti di questo tipo rischiano di avere un forte impatto emotivo sui minori coinvolti. “Lo Stato non può toglierti i figli perché non condivide il tuo stile di vita”, ha affermato nel corso dell’intervista.
Il caso riguarda una coppia anglo-australiana, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, che da tempo vive in un’area boschiva nel territorio di Palmoli, in provincia di Chieti. Nei giorni scorsi i figli erano stati affidati a una struttura di accoglienza e, nelle ultime ore, il Tribunale per i minorenni ha stabilito anche l’allontanamento della madre dalla struttura in cui si trovavano i bambini, con il successivo trasferimento dei minori in un’altra sistemazione.

La decisione ha acceso il dibattito politico. Anche il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato l’intenzione di recarsi a incontrare la famiglia. Il leader della Lega ha spiegato che lo farà “non da ministro ma da padre”, definendo la vicenda un esempio di “violenza istituzionalizzata”. A esprimere forti perplessità è anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, che segue la famiglia come perito di parte e coordina il team di psicologi incaricato di valutare la situazione.
Secondo lo specialista, la scelta del tribunale rischierebbe di aprire un percorso che potrebbe portare all’adozione dei minori. Cantelmi ha sottolineato che, a suo avviso, una soluzione più equilibrata sarebbe stata quella di favorire il ricongiungimento familiare sotto la supervisione di un’équipe sociosanitaria e con il supporto dei servizi territoriali. Nel frattempo i legali della coppia stanno lavorando a un ricorso. L’obiettivo è chiedere alla Corte d’Appello la sospensione dell’ordinanza e provare a ottenere il ricongiungimento della famiglia.