La vicenda di Erba ancora oggi tiene con il fiato sospeso gli italiani. Sono diverse le notizie che continuano ad arrivare dalle aule giudiziarie. Come detto si sta tentando di riaprire il processo portando prove a sostegno dell’innocenza dei coniugi Romano-Bazzi nuove prove.
Adesso a parlare è l’ex comandante dei Carabinieri Luciano Gallorini, il quale è stato intervistato durante la recente puntata della trasmissione Quarto Grado condotta sulle reti Mediaset da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. In studio c’erano come sempre tanti ospiti o opinionisti.
“Io non conosco l’inferno, ma di sicuro, quella sera, abbiamo vissuto l’anticamera dell’inferno. Acqua, fuoco, fuliggine, odore di carne umana e di liquidi umani bruciati” – queste le parole con cui l’ex comandante descrive quanto vissuto quella sera quando fu chiamato appunto per intervenire nell’abitazione di Erba.
“Io vengo chiamato alle ore 20:00, circa. Mi precipitai sul posto e trovai una situazione veramente apocalittica. Salgo all’interno della palazzina, dove trovo il primo corpo di una donna. Poi entro all’interno dell’appartamento, dove troviamo un altro corpo sempre di una donna, e in un locale-salotto in fondo all’appartamento c’era il bambino a cui era stata recisa la testa” – questo il racconto davvero assurdo dell’ex militare.
A questo punto Gallorini ha raccontato come si è arrivati a riconoscere nei Romano i coniugi che avrebbero commesso cotanto episodio. “Abbiamo chiesto di poter parlare con l’unico sopravvissuto, per ricostruire e per capire qualcosa di più. Piangendo, disse che colui che aveva agito fosse Olindo Romano”– queste le sue parole.
“La cosa scosse un po’ tutti e a quel punto abbiamo interrotto il colloquio investigativo, perché non era corretto andare avanti, in quanto la cosa era troppo delicata. Non ho indotto Frigerio a dire il nome di Olindo, che senso avrebbe avuto? Ci ha sorpreso, soprattutto, il pianto” – così conclude il suo intervento Gallorini.