Elena del Pozzo, emergono nuovi inquietanti retroscena: “C’era un complice” (2 di 2)

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Anche nell’ultima puntata di Mattino 5 si è parlato del figlicidio in questione, commesso il 13 giugno. Finora sapevamo che la Patti si è recata con un’ora d’anticipo all’asilo, che ha prelevato la figlioletta, corsa ad abbracciarla, facendole fare merenda con un budino a casa. La donna, con la scusa di portarla in un posto dove ci giocava da bambina, forse agevolata dall’aria curiosona di Elena, è riuscita a convincerla ad uscire nuovamente, portandola nel campo incolto a pochi metri dalla villetta di via Euclide.

Emanuele Canta, l’inviato di Mattino 5, in collegamento da Mescalucia, ha spiegato che dopo 6 ore di rilievi sono state trovate tracce di sangue nella casa, in particolare nel bagno e sugli indumenti che Martina si sarebbe tolta, una volta essere rincasata dopo aver accoltellato a morte la figlia, per poi inscenare il rapimento da parte del commando armato.

Questo può far capire che la donna, lavandosi i vestiti, avrà sicuramente avuto del sangue, cosa che aveva negato in sede di interrogatorio. Ancora dubbio è il luogo di commissione dell’omicidio, ossia se sia avvenuto nell’abitazione o nel campo. Per stabilirlo bisognerà valutare attentamente le quantità trovate di sangue e i punti precisi. La 23enne sostiene di aver ucciso Elena nel campo, neanche troppo isolato,  dove ha scavato una buca nell’immediatezza dell’omicidio. L’inviato di Canale 5 ha aggiunto testuali parole: “La scientifica ha scavato ulteriormente nella buca cercando il coltello. La superficie è molto dura e questo significa che è complicato che una ragazza così minuta possa aver fatto tutto da sola. Lei sostiene di essere stata da sola ma gli inquirenti hanno un dubbio”. Dichiarazioni che lasciano intuire l’ipotesi che possa esserci un complice ad averla aiutata.

Dall’esame autoptico è emerso che Elena è stata colpita da 11 coltellate e che la morte non è arrivata immediatamente. Forse la bimba è stata seppellita agonizzante ancora in vita e tutto questo avrà bisogno di ulteriori riscontri. Emanuele Canta, ha aggiunto: “Sul percorso, si ipotizza che Martina Patti sia arrivata dalla campagna, un sentiero che collega la casa alla campagna di circa 200/300 metri. Dato che nell’auto non sono state trovate tracce di sangue, l’omicidio è probabilmente avvenuto nel campo, oppure, se è avvenuto a casa, la Patti ha fatto questo percorso semplice e segnato, attraverso la campagna, anche per non dare all’occhio. 

Infine è intervenuta la criminologa Anna Vagli, ospite nello studio del programma, che ha dichiarato: “La scientifica ricaverà dati fondamentali dall’ispezione della casa. Se sono imbrattate le pareti significa che sono schizzi del sangue della bimba. Lei era lucidissima, crudele, penso la storia più terribile mai raccontata. La bimba doveva soffrire e farlo nel peggiore dei modi per i rapporti col padre e la nuova compagna. Aveva perso il controllo su di lei”.

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