In Italia, alcune patologie croniche e invalidanti possono dare diritto a una pensione permanente, un sostegno economico riconosciuto dall’INPS per chi, a causa di condizioni di salute irreversibili, non è più in grado di lavorare. Questa tutela è pensata per garantire un supporto a chi vive situazioni di grave invalidità, che limitano o impediscono completamente la possibilità di svolgere un’attività lavorativa.
La pensione permanente si concretizza attraverso diverse forme di assistenza economica, tra cui la pensione di inabilità, riservata a chi ha una totale incapacità lavorativa, l’assegno ordinario di invalidità per chi presenta una riduzione della capacità lavorativa di almeno due terzi, e l’indennità di accompagnamento, destinata a chi necessita di assistenza continua.
In base alla gravità della patologia e alle valutazioni medico-legali dell’INPS, il beneficio può essere erogato in modo temporaneo o definitivo. Le patologie che generalmente consentono di ottenere questo tipo di pensione sono numerose e comprendono condizioni particolarmente gravi.
Tra queste si annoverano neoplasie in fase avanzata o metastatica, patologie neurologiche degenerative come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson in stadio avanzato o la sclerosi laterale amiotrofica. Anche le patologie cardiovascolari gravi, come l’insufficienza cardiaca cronica o cardiopatie congenite complesse, rientrano nelle categorie riconosciute, così come le patologie respiratorie croniche quali la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) in fase avanzata.
Anche malattie psichiatriche invalidanti, complicanze del diabete mellito, alcune patologie autoimmuni sistemiche e l’insufficienza renale cronica con necessità di dialisi possono dare accesso a questi benefici. Per essere ammessi, oltre alla diagnosi medica, è indispensabile un riconoscimento formale da parte dell’INPS che certifichi un’invalidità pari o superiore al 74%, nonché il rispetto di criteri reddituali e di residenza. La richiesta per ottenere la pensione permanente si presenta principalmente online sul sito dell’INPS, ma è possibile anche rivolgersi gratuitamente a patronati o CAF abilitati