L’ammiraglio in concedo, Bruno Cocciolo, colui che per 5 anni ha mandato gli incursori della Marina Militare italiana, intervistato da Libero, solo ieri, ha provato a descrivere cosa stessero provando i passeggeri a bordo del Titan ed il suo è un racconto raggelante, dal momento che se il sommergibile Titan si trovasse a 4 mila metri sotto il livello dell’oceano, la sabbia e il fango annullerebbero quasi completamente la visibilità, rendendo impossibile l’attivazione di moduli di soccorso rapido.
Queste le sue dichiarazioni: “Intervenire a quelle profondità è complicato, molto complicato. Qualora fosse appoggiato sul fondo, poi, bisognerebbe organizzare il recupero ad alta profondità. I tempi mi sembrano molto stretti” aggiungendo: “Poveri davvero. Panico, paura, claustrofobia, il respiro che si accorcia… Provare ad immaginare quello che i cinque passeggeri del Titan stiano vivendo in queste ore, provoca ansia e angoscia”.
Un racconto che rende perfettamente, seppur nella sua drammaticità, cosa i 5 uomini a bordo del sommergibile Titan hanno vissuto nelle ultime loro ore di vita. Cocciolo, esperto di immersioni, sempre a Libero, ha aggiunto: “Il sottomarino scomparso è in possesso di sistemi di sicurezza ridondanti, tra cui uno di riemersione automatica con galleggianti a sganciamento di zavorra. Potrebbe essere già in superficie, ma lontano dalla nave appoggio e con le comunicazioni radio satellitari compromesse. È come cercare il classico ago nel pagliaio“.
Ma cosa è successo realmente al sommergibile Titan? E’ una domanda che esperti e lettori si pongono ed è sempre Cocciolo, grazie alla sua eccezionale esperienza, ad illustrarci i possibili scenari, tutti tremendi.
L’ammiraglio ha detto: “Se non è riemerso allora, è stato vittima di un evento catastrofico: bloccato nel relitto, frana subacquea, correnti sottomarine, calamaro gigante, per citarne alcuni. Se invece è successo qualche cosa in cabina o all’interno dello scafo, come un cortocircuito, un incendio, la mancanza di ossigeno, teoricamente avrebbero dovuto scattare i sistemi automatici di sicurezza e il mezzo sarebbe dovuto riemergere senza l’ausilio umano“.