La 34enne Donatella Di Bona, originaria di Piedimonte San Germano, è la madre del piccolo Gabriel Feroleto che aveva solo 26 mesi quando, il 17 aprile 2019, venne da lei ha fatto fuori in presenza del compagno, Nicola Feroleto, il quale non fece nulla per sottrarlo al suo straziante destino. I due, genitori del bimbo, sono stati condannati in via definitiva.
Donatella, che da allora si trova reclusa presso uno dei penitenziari per eccellenza della nostra penisola, quello romano di Rebibbia, il 28 marzo ha incontrato Papa Francesco, chiedendo al pontefice il perdono, durante il rito della lavanda dei piedi, fatto da Bergoglio a dodici detenute.
Gli obiettivi hanno catturato degli scatti che riprendono Donatella oggi. E’ una donna diversa profondamente rispetto a quando ha tolto la vita al figlio, ha il viso provato, lo sguardo fisso sul Papa mentre le leva i piedi. Nel suo lungo percorso di recupero, ha acquisito la consapevolezza di quello che ha commesso, portandosi nella solitudine della cella in cui è reclusa, la sofferenza di ciò che ha commesso.
L’avvocato che la difende, Lorenzo Prospero che, assieme alla collega Chiara Cucchi ha seguito la vicenda giudiziaria, ha descritto Donatella ” molto provata, vive nel dolore e nella preghiera”. Già nel 2022, quando, dopo la condanna a 16 anni in appello, comunicò la rinuncia al ricorso in Cassazione, dicendo a mezzo dei suoi legali di non volere altri processi ma di voler pagare il suo conto con la giustizia.
Tutti sappiamo cosa è accaduto quel pomeriggio di aprile di cinque anni fa, quando a Volla, Donatella disse ai soccorritori che suo figlio era stato investito da un pirata della strada, che si era dato alla fuga. Si seppe poi l’agghiacciante verità: i due si erano appartati alla presenza del figlio, che aveva soffocato in un momento d’ira. Il padre di Gabriel, in primo grado ha avuto l’ ergastolo, diventato in appello 24 anni. Donatella, invece, in primo grado ha avuto 30 anni di reclusione, ridotti a 16 in appello.