Il 16 gennaio 2023, la Procura e i carabinieri hanno messo fine ad una latitanza durata 30 anni con il blitz alla clinica La Maddalena, in cui il boss , sotto falso nome, ha provato L’arresto dell’ultimo dei Corleonesi ha segnato le pagine di storia e di giurisprudenza.
Piera Maggio, dopo la cattura del padrino, gli aveva chiesto: “Messina Denaro mi dica cosa è successo a mia figlia Denise Pipitone”. Giacomo Frazzitta, il legale che ha sempre seguito la scomparsa di Denise, fin da quando della piccola si sono perse le tracce in un cortile di Maza del Vallo, il 1 settembre 2004, ha dichiarato: “Naturalmente è un pensiero comune che i boss sappiano quello che succede nel loro territorio. Ma in questo caso, come è stato accertato nel 2015 dalla testimonianza di un collaboratore di giustizia, c’è qualcosa in più”.
Le parole dell’avvocato Frazzitta riconducono ad un altro caso, rimasto un giallo, quello di Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio, scomparsi da Palermo il 3 agosto 2007. Un giallo che ha tenuto col fiato sospeso inquirenti e stampa, a seguito del quale, continua il legale: “Risulta agli atti che in quel caso Messina Denaro si è informato su ciò che era accaduto. Secondo un collaboratore di giustizia, avrebbe anche tentato di avere un incontro con i boss locali. Il vertice sarebbe poi saltato per la presenza di un elicottero che poi probabilmente porterà alla cattura degli stessi capi mafia locali”.
A quasi 20 anni dalla scomparsa di Denise, il legale si è lasciato andare ad una forte riflessione: “Purtroppo proprio guardando a quella vicenda risulta chiaro che quel che si è fatto non basta”. Parole forti cui ha aggiunto: “Noi abbiamo fatto una battaglia per arrivare alla legge Denise, a condanne più severe per sequestro di minore. Ma occorre fare altro. Il commissario di governo è il primo passo ma poi servono protocolli, devono entrare subito in azione gli psicologi della polizia e dei carabinieri specializzati nel rapporto tra adulti e minori. Bisogna avere un quadro chiaro entro le 24 ore all’interno di quella famiglia e aprire un tavolo di crisi in Prefettura. Bisogna mettere il volto del bambino su tutti i display delle autostrade e delle città, interrompendo anche la pubblicità. E relazionare entro 24 ore al tavolo tecnico. Tutto questo non può essere una iniziativa improvvisata dalle procure e dalle prefetture”.
Nel momento in cui , a mezzo stampa, gli viene chiesta una domanda cruciale, ossia se Denise è stata uccisa o è viva, Frazzitta ha dichiarato: “Io sono un tecnico. Posso rispondere dicendo che noi stiamo lavorando e non ci siamo fermati mai. E adesso stiamo seguendo un’altra pista interessante”.