Nell’ambiente del penitenziario fiorentino, un episodio di violenza ha riacceso il dibattito sulle condizioni dei penitenziari, ma non solo. Protagonista della vicenda è Guma Ionut Cristi, detenuto che durante un interrogatorio ha raccontato il confronto con Vasile Frumuzache, il killer delle prostitute Maria Denisa Paun e Ana Maria Andrei.
Secondo la ricostruzione dell’avvocato Katia Giachino, difensore di Cristi, il detenuto avrebbe affrontato Frumuzache chiedendogli se fosse consapevole della gravità di quanto commesso, sottolineando che una delle due donne era sua cugina. La risposta del colpevole, però, è stata agghiacciante: “Che ca**o me ne frega a me, ce ne sono altre da trovare”.
Una frase che non solo confermerebbe la sua totale mancanza di rimorso, ma lascerebbe intendere che potrebbero esserci altre donne non ancora identificate. Davanti a tale cinismo, Cristi avrebbe perso il controllo, lanciando sul volto di Frumuzache una miscela di olio bollente e zucchero, causandogli gravissime ustioni.
L’episodio, avvenuto sotto gli occhi di un altro detenuto romeno, ha riportato l’attenzione sulla violenza endemica all’interno del sistema penitenziario. Non una novità. Ma, soprattutto, le parole di Frumuzache sollevano un inquietante interrogativo: quante altre donne potrebbero essere state eliminate dall’uomo?
Se la sua affermazione fosse vera, le indagini dovrebbero essere ampliate per verificare l’esistenza di ulteriori casi irrisolti. Un’ipotesi al vaglio degli inquirenti già in seguito al secondo ritrovamento. Mentre la magistratura valuta i prossimi passi, resta una domanda da brividi. Ci sono altre donne finite nel mirino del killer? La risposta potrebbe rivelare uno scenario inquietante.