Caso del treno che ha strappato 5 vite, lo sfogo poco fa (2 / 2)

La procura di Ivrea ha iscritto nel registro degli indagati i due superstiti dello schianto ferroviario in cui hanno perso la vita i 5 operai della Sigifer. Uno degli indagati sarebbe il 46enne Antonio Massa,  di Grugliasco, addetto di Rfi al cantiere in cui lavoravano le vittime; mentre l’altro il 52enne Andrea Girardin, di Borgo Vercelli, capocantiere della Sigifer e collega dei cinque operai, miracolato, in quanto, dopo aver  intravisto i fari del treno in arrivo, è riuscito a spostarsi sul secondo binario.

Tutti e due gli operai scampati alla tragedia sono sconvolti per l’accaduto. Sin da subito, le indagini, scattate immediatamente allo scopo di ricostruire la dinamica dell’accaduto ma, in primis, cosa lo ha determinato, hanno vagliato diverse ipotesi fino a concludere che alla base dello schianto di Brandizzo ci sarebbe un errore di comunicazione.

I due indagati devono ora fare i conti con una pesantissima accusa: quella di omicidio plurimo e di disastro ferroviario. Secondo la procura, ci sarebbe l’ipotesi del dolo eventuale, dal momento che sarebbero avvenute importanti violazioni dei protocolli per il rilascio del nulla osta e delle autorizzazioni a svolgere le manutenzioni sui binari… cose che dovrebbero essere messe per iscritto; il tutto con l’aggravante che i lavori sul binario 1 della linea Milano-Torino per la sostituzione di un tratto di rotaia si sarebbero svolti sotto lo sguardo diretto di uno dei responsabili formali del rilascio autorizzativo.

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Antonio Massa è alle prese con una sofferenza immane, quello della scomparsa dei suoi cinque colleghi e  e  non si capacita di aver  potuto commettere un errore che ha portato ad un evento così atroce,  anche perché chi lo conosce professionalmente sa quanto sia scrupoloso, facendo, oltretutto, questo lavoro da 20 anni.

Nel corso dell’interrogatorio, Massa, divorato dai sensi di colpa, si è lasciato andare ad un duro sfogo, dicendo:  “Ho schiantato cinque vite, penso solo a quei ragazzi”. Massa aveva dato il permesso verbale ai cinque operai della Sigifer di iniziare i lavori, credendo che il treno, che poi li ha investiti, fosse già passato ma non aveva alcuna autorizzazione scritta, né dal capo della sicurezza della ditta, né dalla sala comando della “Movimentazione” di Rfi. Per questo motivo la Procura ha deciso di registrarlo tra gli indagati, pensando che l’uomo conoscesse  i rischi,  ma che li avrebbe comunque accettati. Tutti i suoi colleghi continuano a difenderlo, ritenendo che possa aver ricevuto  informazioni sbagliate o che possa aver confuso un altro convoglio con quello rivelatosi letale  per i cinque operai.