Caso 13enne a Catania, la scoperta poco fa sul DNA (2 / 2)

Prima la richiesta di aiuto, poi il tentativo di sottrarsi alle grinfie dei sette. Questo è il racconto straziante che la 13enne e il suo fidanzato hanno reso al momento della denuncia. Purtroppo il gruppo ha prevalso e alla coppia è stato possibile chiedere aiuto solo quando sono riusciti a scappare, grazie al soccorso di alcuni passanti.

Proprio questi ultimi hanno provveduto ad allertare il 112 e un’ambulanza. L’indagine ha portato repentinamente al fermo dei sette ragazzi egiziani, oggi indagati, ritenuti responsabili dell’abuso ai danni della minore. Sarebbero stati incastrati da prove scientifiche raccolte sul luogo in cui i tremendi fatti si sono consumati. La violenza è andata avanti per mezz’ora fino a quando, facendo leva su un attimo di distrazione dei sette, i due fidanzatini si sono dati alla fuga, riuscendo a chiedere aiuto.

La 13enne ha riconosciuto personalmente tre dei sette membri del gruppo che, nella serata del 30 gennaio, l‘ha aggredita nel parco della Villa Bellini di Catania, mettendo a disposizione di chi sta indagando gli indumenti da lei indossati  quando è stata abusata,  in modo da consentir agli inquirenti di prelevare il Dna dalle tracce biologiche trovate sugli stessi.

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Ed è proprio il Dna che ha portato ad una clamorosa scoperta. Esso coincide con quello del settimo fermato, appena maggiorenne. Il Dna è stato estrapolato dal tampone, cui il giovane è stato sottoposto al momento del fermo, in modo da  confrontarlo con il materiale biologico e con le tracce ematiche e salivari trovate sugli slip della 13enne.

Quanto emerso è la conferma della  partecipazione del settimo fermato  agli abusi commessi nei bagni pubblici del parco di Catania. La 13enne lo aveva già riconosciuto nel confronto “all’americana” che si era svolto alla presenza del magistrato che coordina le indagini dei carabinieri,  mentre ora la certezza è arrivata dalla prova suprema.  Seguiranno ulteriori aggiornamenti.