Bimba scomparsa, la confessione del padre poco fa (2 / 2)

Più passa il tempo è più cresce l’angoscia per quello che potrebbe essere il triste destino della povera Kataleya. Le forze dell’ordine sono instancabilmente al lavoro per cercare di scoprire una verità sinora avvolta ancora dal mistero. Tra i tanti testimoni sentiti c’è chi riferisce di aver visto l’ultima volta la piccola mentre giocava in cortile con dei suoi coetanei.

Intanto la procura indaga anche sulle presunte faide interne allo stabile occupato, sulla guerra tra clan per il controllo del racket delle camere all’interno dell’ex albergo occupato. Potrebbe essere questa la chiave di volta per capirci qualcosa di più sulla scomparsa della povera Kataleya.

A tal proposito suscitano grande interesse le parole del padre della bimba scomparsa, il quale fa luce sulle modalità di occupazione delle camere: “Abbiamo comprato una sola volta, abbiamo preso due stanze, anche mio fratello e mio padre. Io penso che sia un rapimento. Per estorsione forse, non so, io non devo giudicare, giudicherà Dio ma la mia bambina non c’entra nulla. Non voglio più problemi con nessuno, voglio bene alla mia famiglia“.

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L’uomo ha confermato che si pagherebbe appunto una quota per il ‘diritto’ d’uso delle stanze. Potrebbe esserci dunque una sorta di business criminale e di faide tra gestisce l’occupazione dell’ex Hotel Astor e lo spaccio di stupefacenti. Un’occupante rumena dell’hotel ha dichiarato ieri ai microfoni dei giornalisti: “I romeni non c’entrano nulla, è tutto tra loro. I peruviani lo sanno dov’è la bambina“.

Il padre della bambina confessa poi una verità che potrebbe essere molto interessante per gli inquirenti: “Prima ho avuto problemi qui, ma non penso che sia questa cosa, non ci posso credere che mettono di mezzo una bambina“. Romero ammette di aver dovuto fare i conti con alcuni dissidi lì all’ex hotel, una rivelazione da tenere in stretta da chi indaga.