Come noto, il 14 giugno, dunque 4 giorni dopo la scomparsa di Kata, il giudice ha disposto la scarcerazione di Miguel Angel Romero Chicclo, padre della piccola Kataleya Mia Alvarez Chicclo, detta Kata. Il 27enne si trovava in custodia cautelare nel carcere fiorentino di Sollicciano, da marzo, dopo una condanna in primo grado per furto. Il tribunale, accogliendo la richiesta del legale di Miguel tenuto conto del contesto, dunque della situazione che l’uomo sta vivendo, legata alla scomparsa della figlioletta, ha attenuato la misura cautelare, applicandogli l’obbligo di firma.
Miguel Anguel Alvarez, a distanza di tre settimane dal 10 giugno, ossia da quando di sua figlia si sono perse le tracce dall’ex hotel Astor, in cui probabilmente è stata rapita, non perde le speranze. Proprio ieri sera, 3 luglio, è intervenuto nella puntata di “Zona Bianca” , e le sue parole ci hanno fatto commuovere.
Il papà di Kata ha spiegato di non aver perso la fiducia di ritrovare la figlia viva. Questo quanto da lui dichiarato: “Sono fiducioso in Dio nè la Polizia, nè gli avvocati, nè i giudici possono fare quello che può fare Dio, che è l’unico in grado di risolvere i problemi degli uomini”.
Alvarez sta per fare una protesta molto forte, di cui ha parlato nel suo intervento: “Ho bisogno di avere risposte dalla Polizia in questi giorni, altrimenti farò una manifestazione fuori dal Palazzo di Giustizia , mi fermerò lì giorno e notte fino a quando non riceverò notizie di mia figlia”, aggiungendo: “Di questa cosa non voglio più parlare, le risposte che cerco le voglio dalla Polizia. Se non me le daranno in questi giorni sono pronto a fare questa manifestazione”.
Convinto che ormai non possa ricevere ulteriori spiegazioni all’interno della comunità di peruviani che occupava il suo stesso stabile, le ricercherà dalla polizia. Infine, si è lasciato andare al ricordo della sua piccolina scomparsa: “L’ultima immagine che ho di lei è quando ballava, mi piaceva molto vederla divertirsi”. Comprendiamo perfettamente il suo dolore e non possiamo che essergli vicino, con la speranza di un lieto fine.