Giovanni Alemanno, ministro delle politiche agricole e forestali dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006 nei governi Berlusconi II e III e sindaco di Roma dal 2008 al 2013, dal 31 dicembre, è in cella, peraltro in uno dei massimi penitenziari d’Italia, quello di Rebibbia. Come ormai stranoto, il politico è stato fermato e tradotto presso la casa circondariale per ordine del tribunale di sorveglianza, che si occupa della concessione e della revoca delle misure alternative alla detenzione.
Il tribunale ha preso questa decisione in quanto Alemanno non ha rispettato le prescrizioni grazie alle quali aveva ottenuto il permesso di scontare ai domiciliari, presso la sua abitazione, la pena di un anno e 10 mesi a cui era stato condannato nel 2022, per finanziamento illecito e traffico di influenze illecite.
Che la vita a Rebibbia non sia facile , è evidente, anche perché chi, come lui, ha vissuto un periodo da recluso, di certo si porterà per sempre dietro ciò che, difficilmente, gli altri potrebbero comprendere.
Eppure una notizia improvvisa, giunta tutto ad un tratto, ha destabilizzato gli italiani, specialmente coloro che stanno seguendo l’esperienza nel penitenziario dell’ex sindaco e che sono rimasti raggelati, increduli, sconcertati ,come se fossero finiti in un incubo ad occhi aperti di un regista del macabro.
Direttamente dal penitenziario in cui Alemanno è recluso, apprendiamo che è stato trovato senza… ve lo riveliamo nella pagina successiva del nostro articolo, dal momento che nessuno si sarebbe aspettato tutto questo.